Si può finalmente chiedere la disoccupazione per Partita IVA

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Con le ultime modifiche legislative la disoccupazione sembra esser diventata un diritto anche per tutti i liberi professionisti con Partita IVA.
Significa che chi è costretto a chiudere la Partita IVA può chiedere la disoccupazione per partita IVA.
Vediamo come si può fare.

chiedere la disoccupazione per Partita IVA

Tutti gli stati dell’Unione Europea devono avere la possibilità di applicare lo stesso tipo di ammortizzatore sociale che viene dato ai lavoratori dipendenti anche a chi lavoratore dipendente non lo è.
In Italia è il caso di chi lavora  a Partita IVA.
Se il lavoratore a Parita IVA si trova involontariamente senza lavoro allora può presentare la domanda di disoccupazione.

Disoccupazione e Partita IVA

Da quest’anno i lavoratori autonomi con Partita IVA possono fare domanda di disoccupazione a patto che la chiusura della Partita IVA venga chiusa per motivi indipendenti dalla volontà del titolare della Partita IVA stessa.
Questo diritto è possibile grazie alla storia di un lavoratore della Romania che aveva aperto la Partita IVA per fare l’imbianchino.

La sua storia racconta che dopo 5 anni di lavoro fu costretto a chiudere la Partita IVA per mancanza di incarichi.
Trasferitosi in Irlanda provò a presentare la domanda di disoccupazione ma lo stato Irlandese gliela rifiutò.
Fece ricorso alla Corte di Giustizia Europea, che vista la documentazione, accettò il ricorso poiché la chiusura dell’attività non dipendeva dalla volontà del lavoratore, ma che egli fu vittima delle decisioni di altri.

Essendo un procedimento della Corte di Giustizia Europea questo caso arrivò al Parlamento Europeo che, dato che i lavoratori sono tutti uguali indipendentemente dal tipo di contratto o di posizione lavorativa, gli ammortizzatori sociali che ogni nazione ha nelle proprie regolamentazioni devono essere applicati a tutti i lavoratori.

Dalla chiusura della Partita IVA alla disoccupazione

Il lavoratore autonomo ha accesso ai sussidi come il lavoratore dipendente.
Questo è una grande vittoria perché il lavoratore a Partita IVA  viene posto allo stesso livello di un lavoratore dipendente, quindi entrambi hanno diritto alla disoccupazione anche se la tipologia di lavoro costringe a presentare requisiti diversi.
Se fino a 15 anni fa chi aveva una partita IVA era considerato alla stregua di un imprenditore, oggi un lavoratore autonomo può avere una partita IVA ed essere considerato alla stregua un lavoratore dipendente.
Perciò deve poter godere il più possibile degli stessi diritti.
Ma ovviamente in Italia non tutto è facile come viene detto.

Cosa dice la legge sulla disoccupazione

La normativa che regola la Naspi è il DL n.22 del 4 03 2015 in attuazione della Legge 183/2014 conosciuta da tutti come Jobs Act.
L’INPS ha diramato nel 2015 una circolare per chiarire tutti gli aspetti della Naspi.
Nella circolare viene specificato che può ricevere la Naspi un disoccupato licenziato, o che svolge una attività come lavoratore autonomo o parasubordinato, solo se il reddito lordo annuo è non superiore a 4.800 euro.
Anche io penso che il limite è un po’ basso,  ma la legge è questa.

Un’altra difficoltà deriva dalla dichiarazione di cessazione dell’attività per motivi non dipendenti dal lavoratore.
Questa dichiarazione va fatta all’ente preposto, indicando specificatamente che l’indennità di disoccupazione è diritto anche per un lavoratore autonomo che ha cessato la propria attività per cause di forza maggiore.

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