Bonus INPS: caregiver, psicologo e Progetto di Vita 2026

Bonus caregiver, bonus psicologo e Progetto di Vita: tre misure INPS del 2026 a confronto, con chi può presentare la domanda e quale soglia la sblocca.

Categorie:
Bonus INPS: caregiver, psicologo e Progetto di Vita 2026


Tre misure dell’INPS riguardano le stesse famiglie — chi assiste un parente non autosufficiente, chi convive con una disabilità, chi paga di tasca propria un percorso di psicoterapia — e nell’agosto 2026 si trovano in tre momenti molto diversi del loro percorso. Il Progetto di Vita ha già il servizio online aperto. Il bonus caregiver aprirà la sua piattaforma il 30 settembre 2026. Il bonus psicologo ha chiuso l’ultimo giro di domande e per una nuova finestra manca ancora il decreto che la apra.

Se si guardano insieme, però, emerge una cosa che le schede su ciascuna misura non dicono: quasi mai a compilare la domanda è la persona che riceve il beneficio. E la porta si apre con due chiavi diverse, mai con le stesse: da una parte un valore ISEE, dall’altra una certificazione di disabilità. Sapere quale delle due chiavi vale nel proprio caso conta più del nome del bonus.

Chi presenta materialmente la domanda

Questo è il punto in cui le tre misure divergono di più, ed è anche quello su cui si perde più tempo. Il caso limite è il bonus caregiver: la richiesta di censimento sulla piattaforma INPS, come ricostruisce Borsa e Finanza, non può partire da chi assiste. A muovere il primo passo dev’essere chi riceve l’assistenza; in alternativa il tutore legale, oppure chi ricopre il ruolo di amministratore di sostegno. Servono un’autodichiarazione e l’accettazione scritta di entrambe le parti. Chi presta assistenza, in altre parole, non può farsi riconoscere da solo.

Nel Progetto di Vita il ventaglio è più largo: la richiesta può arrivare dalla persona con disabilità in prima persona, dal genitore se si tratta di un minore, oppure da tutore, curatore o amministratore di sostegno. La condizione è che chi invia disponga delle credenziali digitali, cioè SPID, CIE o CNS: sono le stesse identità con cui si entra in tutti gli altri servizi online dell’Istituto.

Sul bonus psicologo la regola è simile ma vale in casi tassativi. Secondo Fiscomania, la domanda per conto di un altro è ammessa da genitore, tutore o affidatario per un minore, e da tutore, curatore o amministratore di sostegno per chi è interdetto, inabilitato o già seguito da un’amministrazione di sostegno. Un dettaglio pratico che ricorre in tutte e tre le procedure: chi agisce al posto di un’altra persona entra nel portale con le proprie credenziali, non con quelle di chi riceve il beneficio.

Progetto di Vita: cos’è e dove funziona davvero

Il Progetto di Vita è il pezzo meno conosciuto dei tre, e anche quello che vale la pena spiegare per esteso, perché non è un assegno. È un documento personalizzato, e nasce da una valutazione che alla diagnosi affianca tutto il resto. Quanto è solida la famiglia intorno, quanta autonomia rimane, quali aiuti sono già attivi, che obiettivi si è posta la persona. Da quel quadro si ricavano interventi e supporti su misura. La cornice normativa è il decreto legislativo 62/2024, il testo che ha riscritto le regole sulla disabilità.

A gestire la valutazione non è l’INPS ma l’Ambito Territoriale Sociale, l’ATS: è il servizio sociale del territorio, quello che poi si occupa della presa in carico e apre il procedimento. Il ruolo dell’Istituto, in questa fase, è quello di postino qualificato. Dal portale, nell’area dedicata a sostegni, sussidi e indennità, chi accede autorizza l’INPS a mandare all’ATS competente il certificato di disabilità e il questionario WHODAS, il modulo standard con cui si misurano le difficoltà nelle attività quotidiane. Da lì in poi è l’ATS a farsi vivo.

Esiste anche una seconda strada: rivolgersi direttamente all’ATS senza passare dal servizio telematico, chiedendo poi all’Istituto di trasmettere comunque il certificato.

Quali certificazioni aprono la procedura

Qui, a differenza degli altri due bonus, l’ISEE non compare mai. Serve un documento che certifichi la disabilità, e Borsa e Finanza indica più di una strada per averlo:

  • invalidità civile riconosciuta oltre una determinata soglia;
  • deficit visivi o uditivi di rilievo;
  • necessità di sostegno riconosciuta ai sensi della legge 104;
  • difficoltà persistenti nel caso dei minori;
  • condizioni specifiche previste per chi ha più di sessantasette anni.

Vale anche una certificazione della legge 104 ottenuta prima che la riforma entrasse in vigore: non serve rifarla. Attenzione però a cosa questa soglia produce. Il requisito apre la procedura, non decide il contenuto del progetto: quello dipende dall’esito della valutazione multidimensionale che l’ATS svolge dopo.

Le province coinvolte, e chi per ora resta escluso

Il servizio non copre l’Italia intera, perché la riforma procede per sperimentazione. Il primo gruppo, sei province, è stato Brescia, Firenze, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste; altre si sono aggiunte durante il 2025; da marzo 2026 il perimetro si è allargato molto, arrivando a comprendere fra le altre Roma, Milano, Torino, Venezia, Verona, Catania e Messina. Fuori da quelle aree, il servizio telematico non è la strada da percorrere.

C’è poi un’esclusione che pesa e che conviene conoscere prima di avviare qualsiasi pratica: le persone anziane non autosufficienti che percepiscono l’indennità di accompagnamento restano fuori, almeno finché non sarà completato il quadro di norme dedicato alle politiche per gli anziani. È una fascia numerosa, e si trova nella posizione paradossale di essere esclusa proprio in quanto già titolare di un altro sostegno.

Bonus caregiver: prima la qualifica, poi il contributo

Il bonus caregiver segue una sequenza in due tempi che è bene tenere distinta. Il primo tempo è il riconoscimento: dal 30 settembre 2026 la piattaforma dell’INPS registra chi assiste, associandolo al familiare con disabilità gravissima, e l’Istituto ha trenta giorni per controllare i dati e rilasciare l’attestazione. Il secondo tempo è la domanda di denaro vera e propria, che secondo il calendario indicato potrà partire da fine 2026, con i primi versamenti attesi nel 2027.

Sul piano economico i paletti sono due e vanno soddisfatti insieme: un reddito personale di chi assiste sotto i 3.000 euro lordi all’anno e un ISEE del nucleo che non vada oltre i 15.000 euro. Il contributo arriva fino a 400 euro al mese, versati per trimestri — quindi fino a 1.200 euro per ogni versamento, con importi modulati sulla situazione del nucleo. Requisiti, soglie e calendario degli accrediti sono ricostruiti in dettaglio nella nostra scheda sul bonus caregiver 2026.

Bonus psicologo: l’ISEE decide sia l’ingresso sia l’importo

Il contributo per le sedute di psicoterapia è la più vecchia delle tre misure: nasce nel 2021 come risposta all’aumento di ansia, depressione e fragilità psicologica dopo la pandemia, ed è diventata strutturale dal 2023, cioè non più legata a un anno solo. La norma che l’ha resa permanente è il comma 538 della legge di bilancio per il 2023.

Il criterio d’accesso è uno solo, e non è sanitario: l’ISEE, ordinario o corrente, non deve superare i 50.000 euro, e occorre la residenza in Italia. Nessun certificato medico va allegato alla domanda. La stessa cifra dell’ISEE determina poi quanto spetta: 1.500 euro sotto i 15.000 euro di indicatore, 1.000 euro nella fascia intermedia, 500 euro nella fascia alta, comunque entro un tetto di 50 euro per ogni seduta. Come il contributo si trasforma in sedute effettive, come si formano le graduatorie regionali e perché i due termini di 60 e 270 giorni non decorrono dallo stesso giorno lo abbiamo spiegato nella guida ai requisiti e agli importi del bonus psicologo.

Quindicimila euro di ISEE, due significati opposti

Ecco il confronto che rende evidente perché non esiste un’unica idea di “bonus INPS”. La soglia di 15.000 euro di ISEE compare in due delle tre misure, ma con effetti rovesciati.

Per il caregiver quella cifra è il confine dell’intera misura: superata, il contributo non spetta affatto. Per il bonus psicologo la stessa cifra è invece il confine interno alla fascia più generosa: chi resta sotto ottiene il massimo, 1.500 euro, ma chi la supera non viene escluso — scende semplicemente di gradino, fino al tetto d’accesso di 50.000 euro, che è oltre tre volte più alto. Il Progetto di Vita, dal canto suo, ignora del tutto il reddito e guarda solo alla certificazione.

La differenza non è formale. Una famiglia che superi anche di poco i 15.000 euro di indicatore si ritrova fuori dal bonus caregiver e, nello stesso momento, dentro il bonus psicologo, sia pure con un importo più basso. La stessa condizione economica, letta da due misure dello stesso ente, produce due esiti opposti — ed è la ragione per cui conviene verificare i requisiti misura per misura, invece di dare per scontato che un ISEE “basso” o “alto” valga ovunque allo stesso modo.

Cosa non è ancora deciso

Su due delle tre misure il quadro non è chiuso, e questo cambia il modo in cui vanno lette le date. Il bonus caregiver è ancora oggetto di discussione parlamentare: la struttura descritta finora è delineata, ma le scadenze — inclusa quella del 30 settembre 2026 — possono cambiare. Il bonus psicologo, dopo le graduatorie del ciclo 2024-2025, non ha invece ancora un decreto attuativo che apra una nuova finestra di domande, e senza quel decreto non c’è una scadenza da segnare.

Solo il Progetto di Vita è operativo qui e ora, ma con il vincolo territoriale già descritto. Il filo che li tiene insieme resta quello dell’inizio: prima di chiedersi quanto si prende, la domanda utile è chi può materialmente presentare la richiesta e quale documento la sblocca. Su queste tre misure la risposta è diversa ogni volta, e in due casi su tre non coincide con la persona che quel sostegno lo riceve. Chi cerca invece un aiuto per l’assistenza domiciliare di un familiare può guardare anche a una misura più datata ma tuttora distinta da queste, il programma Home Care Premium dell’INPS.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.