Chi passa le giornate ad assistere un familiare non autosufficiente sta aspettando il bonus caregiver da mesi. Prima di guardare le cifre conviene però mettere in chiaro il punto più scomodo: alla fine di agosto 2026 la misura non era ancora definitiva. Il testo si trova in discussione in Parlamento, e secondo Borsa e Finanza anche le date indicate potrebbero cambiare. Quello che segue è quindi l’impianto della misura così come è delineato adesso, non un calendario su cui mettere la firma.
Detto questo, l’impianto ha una logica precisa, ed è quella che conviene capire per prima. Il bonus non è una domanda sola: sono tre passaggi in fila, e ognuno sblocca il successivo. Prima ci si fa riconoscere come caregiver, poi si chiede il contributo, poi arriva il denaro. Saltare il primo passaggio significa non poter fare il secondo. Come si vede, il fattore tempo pesa quanto i requisiti: fra l’inizio del percorso e il primo euro sul conto passa più di un anno.
Prima di chiedere i soldi devi risultare caregiver per l’INPS
Il percorso comincia con un censimento. Dal 30 settembre 2026 dovrebbe essere disponibile una piattaforma digitale dell’INPS dedicata solo a questo: registrare chi assiste e la persona assistita, e mettere il legame fra i due nero su bianco. Si entra con le credenziali digitali già in uso per gli altri servizi online dell’Istituto, cioè SPID, carta d’identità elettronica o carta nazionale dei servizi.
Quello che esce da questa fase è un’attestazione ufficiale: l’INPS, ricevuta la documentazione, ha 30 giorni per controllare i dati e rilasciarla. Serve anche un’autodichiarazione e l’accettazione scritta di entrambe le parti, perché il riconoscimento riguarda un rapporto fra due persone e non una posizione individuale. Il risultato finale, sempre secondo la ricostruzione di Borsa e Finanza, è un registro nazionale dei caregiver. Senza quel timbro la domanda di contributo non si può nemmeno aprire.
La domanda non la presenta chi assiste
Qui sta il dettaglio che spiazza di più, ed è bene saperlo prima di trovarsi davanti al portale. La procedura di riconoscimento non può essere avviata dal caregiver. A presentarla è la persona assistita, oppure chi la rappresenta legalmente: un tutore o un amministratore di sostegno.
La ragione pratica è immediata da intuire: è il legame di assistenza a essere certificato, non il merito di chi assiste, quindi la richiesta parte da chi quell’assistenza la riceve. Ma per chi si occupa materialmente di tutto in famiglia il passaggio non è banale, perché significa che l’accesso al portale va organizzato con le credenziali e la volontà di un’altra persona. Sul quadro complessivo dei bonus INPS del 2026 questa non è un’eccezione isolata: è un tratto che il bonus caregiver condivide con altre misure rivolte alla disabilità.
Due soglie economiche diverse, e vanno rispettate entrambe
Il contributo non spetta a chiunque assista un familiare. La platea, per come è scritta ora, è delimitata da un requisito di condizione e da due requisiti di reddito, che si sommano.
- Chi viene assistito: deve avere una disabilità gravissima ed essere già titolare dell’indennità di accompagnamento, l’assegno che l’INPS versa a chi non è autosufficiente. Il caregiver, inoltre, deve essere un familiare convivente.
- Il reddito personale di chi assiste: sotto i 3.000 euro lordi all’anno. È una soglia individuale, riferita alla singola persona.
- L’ISEE del nucleo familiare: non oltre i 15.000 euro. Qui non conta più il singolo, ma la fotografia economica complessiva della famiglia, redditi e patrimoni insieme.
Vale la pena fermarsi un attimo sulla prima delle due cifre, perché è la più selettiva e la meno commentata. Tremila euro lordi in dodici mesi vogliono dire meno di 250 euro al mese: non è la soglia di chi lavora poco, è quella di chi in pratica non ha un’occupazione retribuita. Il paradosso arriva subito dopo, mettendo le due cifre una accanto all’altra: il contributo può toccare i 400 euro mensili, cioè più di quanto il richiedente possa guadagnare per averne diritto. Secondo Borsa e Finanza il tetto così basso serve proprio a individuare chi all’assistenza dedica la maggior parte del tempo, rinunciando spesso a un impiego stabile.
Quanto arriva, e con che cadenza
I 400 euro sono un massimo, non una cifra fissa: a pesare sull’importo effettivo dovrebbe essere quanto la famiglia sta sotto quei tetti, per cui chi li sfiora prenderà verosimilmente meno di chi ne resta molto lontano. Il criterio esatto di graduazione, allo stato attuale del testo, non è stato dettagliato.
L’accredito non è mensile: è previsto a trimestre. Cambia poco sul totale annuo, ma cambia parecchio nella gestione di un bilancio familiare, perché fra un versamento e il successivo passano tre mesi di spese anticipate. Chi ha già avuto a che fare con altri sostegni all’assistenza domiciliare, come il contributo Home Care Premium, conosce bene questa differenza di ritmo.
Il calendario, e quanto è solido
Le tappe annunciate sono tre e stanno tutte a cavallo fra due anni:
- 30 settembre 2026: apertura della piattaforma per il censimento.
- Fine 2026: si dovrebbero poter inviare le domande per il contributo economico, dal portale dell’Istituto oppure appoggiandosi a un patronato.
- Nel corso del 2027: i primi accrediti.
Fra l’apertura del portale e il primo pagamento c’è quindi più di un anno di distanza, e non è un ritardo burocratico casuale: dentro quel periodo ci stanno il rilascio delle attestazioni, la verifica dei requisiti economici e la costruzione del registro nazionale, tre operazioni che l’INPS non aveva mai fatto prima su questa platea.
Resta il punto di partenza. Finché il percorso parlamentare non è concluso, queste date sono un’intenzione, non una scadenza: potrebbero slittare, e con loro l’intero calendario a catena. La struttura generale, invece, sembra ormai stabilita: riconoscimento della qualifica, poi domanda economica, poi erogazione trimestrale fino a 400 euro. E sono le due soglie economiche, non il calendario, a decidere chi resta dentro e chi fuori: quelle valgono comunque, quale che sia la data in cui la piattaforma aprirà davvero.


Lascia un commento