La legge di bilancio per il 2027, bollinata dalla Ragioneria dello Stato e trasmessa alla Camera il 30 ottobre, rimette mano alla rivalutazione delle pensioni, cioè all’adeguamento degli assegni all’aumento dei prezzi. Dal 2027 l’adeguamento pieno spetta solo fino a quattro volte il minimo Inps; sopra questa soglia la percentuale scende per fasce fino al 32%. Secondo la relazione tecnica, lo Stato risparmia 14,2 miliardi lordi in dieci anni, 8,5 miliardi al netto degli effetti fiscali.[1][2][3]
In breve
- Rivalutazione piena solo fino a quattro volte il minimo Inps, poi percentuali decrescenti fino al 32%
- Risparmi per 14,2 miliardi lordi in dieci anni, 8,5 al netto delle tasse
- Nessun taglio nominale degli assegni, ma aumenti più contenuti sull’intera pensione
- Parte dei risparmi finanzia il fondo da 850 milioni l’anno per l’uscita dal lavoro
Come cambia la rivalutazione delle pensioni dal 2027?
Il meccanismo torna a essere simile a quello applicato nel 2023, durante la precedente fiammata dei prezzi. Chi ha una pensione pari o inferiore a quattro volte il trattamento minimo Inps, fissato a 611,85 euro, quindi fino a 2.447,40 euro al mese, continua a vedere l’assegno adeguato al 100% all’inflazione. Sopra quella soglia la rivalutazione viene tagliata progressivamente, come riportano Sky TG24 e Corriere della Sera.[1][2][3]
Le percentuali, fascia per fascia, mostrano quanto cresce la penalizzazione. Secondo il testo della manovra, per gli assegni fino a cinque volte il minimo (3.059,25 euro) la rivalutazione è dell’85%; scende al 53% fino a sei volte (3.671,1 euro), al 47% tra sei e otto volte (4.894,8 euro) e al 37% tra otto e dieci volte (6.118,5 euro). Oltre dieci volte il minimo si ferma al 32%.[3][4]
Quanto risparmia lo Stato?
Passando ai conti pubblici, la relazione tecnica offre due cifre distinte. Lo stesso documento che accompagna la manovra quantifica i risparmi fino al 2036 in 14,2 miliardi lordi e in 8,5 miliardi al netto degli effetti fiscali. A conti fatti, 14,2 meno 8,5 fanno 5,7 miliardi: è la parte che torna indietro in minori entrate tributarie. Lo spiega il Corriere: gli aumenti concorrono al reddito imponibile, quindi aumenti più bassi portano meno imposte.[1][2]
Il risparmio, inoltre, non è distribuito in modo uniforme negli anni. Nel primo triennio la minor spesa pensionistica è di 1,476 miliardi l’anno al lordo e di 885 milioni al netto. A conti fatti, in tre anni fanno 4,428 miliardi lordi. Secondo l’ANSA, i risparmi sono calcolati fino al 2036 e dal 2030 si riducono progressivamente.[1][2]
Cosa cambia concretamente per chi riceve la pensione?
Per i pensionati la domanda è se l’importo dell’assegno scenda. La risposta del Corriere è no: la misura non taglia gli importi in valore assoluto, ma riduce gli aumenti rispetto a quelli che sarebbero spettati con la rivalutazione integrale. Con un’inflazione riconosciuta del 2%, per esempio, una pensione adeguata per intero crescerebbe del 2%, mentre un assegno soggetto alla percentuale del 32% salirebbe dello 0,64%.[2]
Conta anche il modo in cui la percentuale si applica all’assegno. Il meccanismo non lavora per scaglioni di reddito: la percentuale ridotta si applica all’intera pensione e non solo alla parte che supera la soglia, come sottolineano Corriere e Sole 24 Ore. Il quotidiano economico ricorda che entro i quattro volte il minimo si colloca l’ampia maggioranza delle pensioni italiane. L’effetto sul potere d’acquisto dipenderà dall’andamento dei prezzi.[2][4]
Dove vanno le risorse risparmiate?
Per quanto riguarda la destinazione di questi risparmi, il Sole 24 Ore riferisce che le briglie alla spesa previdenziale contribuiscono a coprire il fondo per la flessibilità in uscita dal lavoro. La legge di bilancio lo prevede con 850 milioni l’anno nel triennio 2027-2029, cioè 2,55 miliardi in totale. Il testo chiarisce che gli interventi saranno definiti con un successivo provvedimento legislativo.[3][4]
Sul fondo il confronto politico è già aperto. Sempre secondo il Sole 24 Ore, la Lega vorrebbe destinare la somma a una nuova Quota 100, mentre Fratelli d’Italia chiede di usarla per aumentare le pensioni minime. La manovra, composta da 157 articoli, inizia ora l’esame in Parlamento a partire dalla Camera.[3][4][5]
In sintesi
Per chi ha assegni modesti cambia poco: la manovra 2027 riprende lo schema del 2023, con adeguamento pieno fino a 2.447,40 euro lordi al mese e percentuali ridotte oltre quel limite, fino al 32% per la fascia sopra dieci volte il minimo. Gli importi non si abbassano, ma crescono meno di quanto avverrebbe con la rivalutazione piena. Quanto ai conti pubblici, la relazione tecnica quantifica in 14,2 miliardi lordi il risparmio nell’arco di dieci anni, pari a 8,5 miliardi una volta considerate le imposte. Il testo passa ora all’esame del Parlamento, a cominciare dalla Camera.[1][2][3]
Fonti
- ANSA Economia: Dalla stretta su rivalutazione delle pensioni risparmi lordi per 14,2 miliardi in 10 anni
- Corriere Economia: Pensioni, maxi stretta sulla rivalutazione: ecco chi sarà penalizzato. Per lo Stato risparmi per 14,2 miliardi in 10 anni
- Sky TG24 Economia: Manovra 2027, stretta su rivalutazione pensioni e cedolare solo su nuovi contratti
- Il Sole 24 Ore: Pensioni: maxi taglio alle rivalutazioni dal 15 al 68% – Cosa si paga con la card sanitaria per over 75
- Il Sole 24 Ore: Ecco la Manovra da 26 miliardi: dal fisco alle banche, fino alla stangata sulle pensioni – Cosa si paga con la card sanitaria per over 75


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