Si chiude il 2 novembre 2026 il termine per presentare il modello Redditi 2026. La data slitta dal 31 ottobre perché quel giorno cade del 31 ottobre e il successivo è festivo. Chi non fa in tempo non perde la possibilità di dichiarare: c’è tempo fino al 1° febbraio 2027 con la dichiarazione tardiva. Oltre quel limite la dichiarazione è considerata omessa e le sanzioni salgono. Per le persone fisiche il 730 è già scaduto il 30 settembre, quindi il Redditi è l’unica strada rimasta.[1][2][3]
In breve
- Il termine ordinario è il 2 novembre 2026, spostato dal 31 ottobre per calendario.
- Chi è escluso dal 730 deve usare il modello Redditi e può servirsi della precompilata.
- Entro il 1° febbraio 2027 la tardiva costa 25 euro se non ci sono imposte da versare.
- Oltre quella data la dichiarazione è omessa, con sanzioni fino al 120% dell’imposta.
Perché la scadenza è il 2 novembre e chi deve rispettarla?
Il calendario quest’anno slitta di due giorni. Il termine ordinario di fine ottobre cade il 31 ottobre, e secondo Money.it la scadenza passa al primo giorno feriale utile, il 2 novembre. Economy Magazine conferma che l’Agenzia delle Entrate indica proprio questa data come termine ordinario per le persone fisiche, e che il rinvio concede un margine in più per i controlli prima della trasmissione telematica.[2][3]
Il Redditi riguarda, secondo Money.it, i titolari di partita Iva, chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa, redditi esteri o plusvalenze che il 730 non gestisce, e chi non ha un sostituto d’imposta in grado di fare i conguagli, tipicamente chi ha cambiato o perso lavoro durante l’anno. FiscoOggi aggiunge che la scadenza coinvolge anche i contribuenti diversi dalle persone fisiche, con invio solo telematico.[1][2]
Come si invia il modello e cosa offre la precompilata?
Passando alla pratica, l’Agenzia mette a disposizione una versione già in parte compilata. L’Agenzia delle entrate propone sul proprio sito il Redditi persone fisiche precompilato, anche per chi è in regime di vantaggio o forfettario. Come spiega FiscoOggi, contiene dati già caricati su familiari a carico, oneri detraibili e deducibili, e i redditi ricavabili dalle fatture elettroniche e dai corrispettivi giornalieri. Economy Magazine ricorda che resta comunque necessario verificare correttezza e completezza delle informazioni prima dell’invio.[1][3]
Due sono i percorsi possibili per trasmettere la dichiarazione. L’invio può farlo il contribuente stesso o un intermediario abilitato, come un Caf o un professionista, entrando nell’area riservata con Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Si può usare l’applicazione web, che compila i quadri principali senza scaricare nulla, oppure il software Redditi PF Online, indicato da FiscoOggi come unica strada per chi rientra negli Isa o ha redditi da partecipazione.[1]
Quanto costa presentare la dichiarazione in ritardo?
Se la scadenza sfugge, il costo dipende da quanto si tarda. Dopo il 2 novembre la dichiarazione resta valida se arriva entro 90 giorni, cioè entro il 1° febbraio 2027, ricorda FiscoOggi. Money.it precisa che, senza imposte da versare, la sanzione di 250 euro scende a 25 euro con il ravvedimento operoso, purché ci si muova prima di un accertamento. Se invece c’è un’imposta da pagare, si aggiunge il 25% dell’importo non versato, ridotto in base ai giorni di ritardo, più gli interessi legali all’1,6% annuo.[1][2]
L’esempio numerico di Money.it rende bene la distanza tra le due strade. Con un saldo Irpef di 2.000 euro non versato a giugno e un ravvedimento a metà dicembre, circa 170 giorni dopo, le sanzioni sono 25 euro più 62,50 euro, in tutto 87,50 euro, oltre a una quindicina di euro di interessi. Se la dichiarazione diventasse omessa, la sanzione sarebbe invece di 2.400 euro, il 120%, oppure 1.500 euro con regolarizzazione spontanea prima dei controlli. A conti fatti, 2.400 meno 87,50 fanno 2.312,50 euro di differenza.[2]
Cosa succede se si supera il 1° febbraio 2027?
Oltre i 90 giorni cambia la categoria della violazione. Dal novantunesimo giorno la dichiarazione è considerata omessa, ma FiscoOggi precisa che costituisce comunque titolo per la riscossione delle imposte dovute. Money.it indica la sanzione del 120% dell’imposta non versata, con un minimo di 250 euro, oppure da 250 a 1.000 euro se non ci sono imposte; può scendere al 75% se il contribuente non ha ricevuto accessi o inviti e presenta entro i termini ordinari di accertamento.[1][2]
Intanto il calendario non finisce con il Redditi. Il 2 novembre è anche l’ultimo giorno per aderire al concordato preventivo biennale 2026-2027 e per correggere il 730 con Redditi aggiuntivo o correttivo, segnala Economy Magazine. Dopo quella data resta la dichiarazione integrativa, mentre FiscoOggi indica il 30 novembre per il secondo o unico acconto.[1][3]
In sintesi
Il quadro si riduce a poche date da tenere a mente. Per il modello Redditi 2026 il termine ordinario è il 2 novembre, spostato dal 31 ottobre per il 31 ottobre e la festa di Ognissanti. Chi lo perde ha fino al 1° febbraio 2027 e, senza imposte dovute, paga 25 euro con il ravvedimento. Oltre quella data la sanzione può arrivare al 120% dell’imposta non versata. Dopo il 2 novembre la prossima scadenza è il 30 novembre, per il secondo o unico acconto.[1][2][3]
Fonti
- fiscooggi attualita: Modello Redditi 2026, ultime ore per l’invio
- money.it: Modello Redditi 2026: quanto costa non rispettare la scadenza del 2 novembre
- economymagazine: Fisco, scadenze al 2 novembre: ultimi giorni per Redditi, concordato biennale e correzioni al 730


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