L’obbligo di accettare pagamenti con carta di credito

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Con la Legge di Stabilità 2016 è subentrato l’obbligo per le attività che vendono beni ed erogano servizi di dotarsi di un pos per permettere ai consumatori di pagare con carta di credito e di debito le cifre superiori ai 30 euro.
L’obiettivo dello Stato è quello di stanare i commercianti disonesti che intendono dichiarare un fatturato minore di quello effettivo.
Questo decreto viene incontro anche alle esigenze del consumatore che non ha l’obbligo di portarsi dietro un gran quantitativo di contanti o che potrebbe ritrovarsi ad affrontare una spesa inaspettata piuttosto elevata.
Dopo l’introduzione dell’obbligo troviamo da un lato lo Stato che cerca di colmare alcune lacune legislative presenti nella legge, e dall’altro gli esercenti sempre più interessati a forme alternative di pos, ricercando per esempio i migliori pos mobile a confronto, senza commissioni o canone mensile.

accettare pagamenti con carta di credito

Cosa succede se un negozio è privo di pos?

In caso di controllo scatta una multa di 500 euro, dopodiché il trasgressore ha 30 giorni di tempo per mettersi in regola ed altri 60 per comunicare alla Guardia di Finanza l’installazione del dispositivo.
Se il negoziante viene “beccato” nuovamente senza pos la multa arriva fino a 1.000 euro ed ha un mese di tempo per mettersi in regola.
Se un terzo controllo verifica la mancanza del pos scatta addirittura la sospensione dell’attività fino all’installazione del dispositivo.

Se invece il negozio si rifiuta di accettare il pagamento con carta di credito o di debito cosa succede?

In tal caso la sanzione è molto più lieve poiché il trasgressore incappa in una multa di appena 30 euro per ogni transazione pagata.
Nonostante le finalità virtuose del decreto però questa sanzione è stata considerata incostituzionale da parte del Consiglio di Stato poiché sarebbe in contrasto col principio di riserva di legge, secondo cui solo quest’ultima può imporre prestazioni economiche ai cittadini come le multe e quindi il negoziante rischierebbe poco o nulla.

I consumatori non vengono quindi tutelati in alcun modo?

Non è così poiché se un negoziante non accetta pagamenti con moneta elettronica probabilmente vuole nascondere una condizione di evasione fiscale ed in tal caso il cliente può segnalare la situazione.
Come?
Telefonando alla Guardia di Finanza o all’Agenzia delle Entrate al numero gratuito 117 oppure inviando una lettera a mezza raccomandata A/R, tramite PEC oppure depositandola a mano presso l’ufficio territoriale più vicino facendosi rilasciare una ricevuta di avvenuto deposito.
Bisogna esporre i fatti indicando i propri dati oppure in alternativa si può presentare la dichiarazione in forma anonima.

Perché il pos è così osteggiato dai negozianti?

Naturalmente non tutti sono evasori fiscali, ma molti di loro si lamentano del costo troppo elevato di un pos.
In realtà non si tratta di costi stellari ed inoltre si possono ulteriormente ridurre facendo delle scelte oculate ed attente.
Innanzitutto c’è da pagare un costo di installazione, un canone mensile per il comodato d’uso del pos ed un costo fisso per transazione che generalmente non supera i 10 centesimi di euro.
Infine bisogna pagare una percentuale per ogni transazione che varia in base al circuito o alla tipologia di carta.
Non sempre è chiaro quanto costerà una transazione e perciò gli esercenti spesso accettano pagamenti col pos solo con i circuiti più trasparenti e meno costosi.
Per ridurre i costi fissi c’è il pos mobile che abbatte i costi di installazione ed il costo di comodato d’uso se il negoziante acquista il dispositivo.

Lo Stato per venire incontro alle esigenze dei negozianti ha introdotto alcuni vantaggi per chi si dota di un pos garantendo:

  • la riduzione dello 0,3% sulle commissioni interbancarie per le carte di credito;
  • la riduzione dello 0,2% sulle commissioni per carte di debito o per la carta Postepay;
  • riduzioni più sostanziose per le commissioni su micropagamenti inferiori ai 5 euro.

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