I tassisti italiani si fermeranno per un’intera giornata il 15 dicembre 2026, con una manifestazione a Roma. Lo sciopero nazionale è stato proclamato il 27 ottobre a Firenze dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni di categoria, che parlano di «totale inerzia del governo». Prima dello stop sono previsti tre cortei: a Milano l’11 novembre, a Napoli il 17 novembre e a Firenze il 25 novembre. Alla base della protesta ci sono la concorrenza di piattaforme e Ncc, il noleggio con conducente, e l’aumento dei costi di gestione.[1][2][3][4]
In breve
- Sciopero nazionale di 24 ore il 15 dicembre, con manifestazione a Roma
- Cortei a Milano l’11 novembre, a Napoli il 17 e a Firenze il 25
- Le sigle denunciano concorrenza sleale, costi di gestione e mancate risposte dei ministeri
- Tra le richieste ci sono aiuti sul carburante; il Codacons promette denunce in caso di blocchi
Quando si fermano i taxi e dove si manifesta?
Il calendario è già fissato, e comincia prima di dicembre. Dopo l’incontro di Firenze, le sigle del settore hanno indicato una data precisa per lo stop: il 15 dicembre, per l’intera giornata, con un corteo nella capitale. La data, spiegano le organizzazioni, è obbligata dalla legge 146 del 1990, che regola il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, come riferiscono Economy Magazine e la nota delle associazioni.[1][2][4]
In mezzo ci sono tre appuntamenti in piazza. Per avvicinarsi allo sciopero, i tassisti hanno programmato tre manifestazioni nel mese di novembre. Si comincerà a Milano l’11 novembre, poi toccherà a Napoli il 17 novembre e infine a Firenze il 25 novembre. Secondo il comunicato, servono a sensibilizzare le autorità sullo stato di difficoltà del settore e a sollecitare un confronto con le istituzioni.[1][2][3][4]
Perché i tassisti scioperano?
Ma perché scendere in piazza proprio ora? Per le associazioni la risposta è il silenzio dei ministeri. Il motivo ufficiale è la mancata risposta dell’esecutivo: nonostante il preavviso di una mobilitazione, i ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Economia, dell’Interno e delle Imprese e del Made in Italy non avrebbero fornito alcun riscontro. Lo riferiscono le associazioni, tra cui Agci, Claai, Uiltrasporti, Filt Cgil, Ugl e Unimpresa, firmatarie della nota.[3][4]
Nel merito, il documento elenca i problemi uno per uno. Secondo le sigle il taxi è un servizio pubblico che si regge su regole coordinate, oggi minate dalla concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e degli Ncc, da prezzi decisi con aste, da pratiche di scelta dell’utenza e dall’esplosione dei costi di gestione. Nel testo si arriva a sostenere che qualcuno abbia deciso di favorirne la morte a vantaggio di grandi interessi privati.[1][5][2][4]
Che cosa chiedono al governo?
Le richieste concrete le ha messe in fila il coordinatore di una delle sigle. Pietro Gagliardi, coordinatore Taxi di Claai e Unione Artigiani, ha spiegato che le richieste sono l’applicazione della legge 12 del 2019, la piena operatività del Rent e il decreto sul Foglio di Servizio Elettronico, oltre a «aiuti concreti sul caro-carburante». Il Rent è il registro elettronico di Ncc e taxi, di cui le sigle lamentano la mancata piena operatività insieme alla carenza di controlli su strada.[4]
Il carburante era già al centro delle tensioni nei giorni scorsi. Il 26 ottobre, giorno dell’assemblea nazionale di Firenze e di un presidio al Mit a Roma, Economy Magazine segnalava come al centro delle richieste di taxi e Ncc ci fosse il credito d’imposta sul carburante, che secondo i rappresentanti si sarebbe ridotto negli anni. Una lettera al governo era già partita a settembre.[6]
Come ha reagito il Codacons?
Sul fronte degli utenti è arrivata subito una presa di posizione. Il Codacons ha già promesso denunce nel caso di blocchi alla circolazione. L’associazione dei consumatori, riporta il Corriere, ha ricordato quanto accaduto con gli autotrasportatori e ha sostenuto che i tassisti possano portare avanti le proprie richieste senza bloccare le città e senza usare i cittadini come ostaggi.[3]
Le sigle, dal canto loro, rovesciano la responsabilità sul governo. Nel comunicato i sindacati affermano che i disagi per l’utenza sono da imputare esclusivamente all’inerzia dell’esecutivo nel dare piena applicazione alla legge 12 del 2019. In assenza di un dialogo con le istituzioni, scrive Economy Magazine, le organizzazioni confermano lo sciopero del 15 dicembre dopo le tre manifestazioni di novembre.[1][4]
In sintesi
Ricostruito il quadro, restano le date da tenere a mente. La vertenza dei taxi si concretizza in un calendario preciso: tre cortei a novembre, l’11 a Milano, il 17 a Napoli e il 25 a Firenze, e poi lo sciopero nazionale di 24 ore del 15 dicembre con piazza a Roma. Le sigle chiedono risposte a quattro ministeri su concorrenza, regole e aiuti sul carburante, mentre il Codacons avverte che denuncerà eventuali blocchi alla circolazione. Ora si attende se il governo aprirà un confronto prima di dicembre.[1][3][4]
Fonti
- economymagazine: Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre: a novembre manifestazioni in tre città
- ANSA Economia: Sciopero nazionale dei tassisti il 15 dicembre, manifestazione a Roma
- Corriere Economia: Taxi, sciopero il 15 dicembre: «Il governo non ci risponde». Manifestazioni a Milano, Napoli e Firenze
- economymagazine: Taxi, sciopero 15 dicembre: Claai/Unione artigiani: “Difendiamo il servizio pubblico dalla concorrenza sleale delle multinazionali”
- soldionline: Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre: cosa c’è dietro la protesta
- economymagazine: Taxi e Ncc contro il caro carburanti, credito d’imposta al centro delle richieste


Lascia un commento