Tassi di interesse negativi sul conto corrente. Le critiche.

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I tassi di interesse negativi sul conto corrente non piacciono a chi li dovrà subire, ma ancor meno piacciono agli esperti e tecnici della finanza.
I tassi negativi non sono una novità del sistema bancario europeo, la Bce, la Banca Centrale Europea, applica già un tasso negativo dello 0,75% sui depositi.

Tassi di interesse negativi sul conto corrente.
La banca tedesca Volksbank ad esempio applica un tasso negativo del -0,5% su tutti i conti correnti che hanno più di 100mila euro.
La banca Ubs Svizzera invece applica un tasso negativo dello -0,75% sui conti correnti che hanno più di 2 milioni di franchi svizzeri (1.821.000 euro).
Anche in Danimarca la Jyske Bank e la Sydbank applicano un tasso negativo dello 0,75% per i conti correnti più ricchi.

Le critiche ai tassi negativi

Quando la Bce ha imposto i tassi negativi le banche italiane hanno aumentato le spese del conto corrente e aumentato le commissioni sulle operazioni sul conto.
La scelta di Unicredit di impostare dei tassi negativi sui conti correnti quindi non va vista come una novità, ma quanto ad un adeguamento alle scelte della Bce.
Ma questo adeguamento non piace a tutti.
Il commento dei tecnici finanziari di Mediobanca è abbastanza chiaro:

“Non si vede come il trasferimento di tassi negativi sulla base di clienti possa stimolare gli investimenti, dato che a spingerli sono ragioni industriali piuttosto che una logica finanziaria. Siamo scettici anche sui possibili benefici per la redditività delle banche, poiché l’applicazione di tassi negativi potrebbe scatenare una concorrenza più intensa sui prezzi, specialmente sui prestiti alle imprese e in particolare in un Paese come l’Italia in cui la crescita dei prestiti è ferma da anni”.

Il ragionamento dei tecnici di Mediobanca è abbastanza semplice, loro si domandano come faranno i tassi di interesse negativi sul conto corrente ad aiutare il mercato dei prodotti sugli investimenti.
Secondo loro sarà più facile che questa scelta scatenerà una concorrenza selvaggia sui prodotti di aiuto all’impresa come prestiti e mutui, esponendole a rischi che invece sarebbe meglio evitare proprio in questo periodo di crisi.

Un altro commento importante viene dal segretario del FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) che si preoccupa come le aziende finanziarie che non sono banche si avvantaggeranno ancora di più rispetto agli istituti di credito:

 “Un principio (passare i tassi negativi ai correntisti ndr.) che metterà in difficoltà l’intero settore: clienti, imprese, territori e lavoratori bancari. A trarne vantaggio in Italia ci sarebbero le Poste Italiane che potrebbero raccogliere possibili fughe dalle banche dei clienti”.

I tassi negativi e il valore al denaro

L’altra preoccupazione è che i soldi nei conti correnti perderanno di valore col tempo.
Raffaele Zenti, è un esperto di finanza e fondatore di Adviseonly, spiega come il conto corrente stesso possa diventare una specie di portafoglio per le spese, spostando così il denaro in sistemi diversi dal conto corrente:

“Come, per esempio, lasciare sempre una piccola somma sul conto corrente per le spese ordinarie un importo che, in base al lavoro e allo stile di vita, può essere quantificato dalle 3 alle 5 mensilità. Il resto va fatto fruttare”.

Quindi secondo Zenti con l’arrivo dei tassi di interesse negativi sul conto corrente non ha più senso tenere tutti i soldi insieme in banca.
Ma allora se non dobbiamo tenere i soldi sul conto corrente bancario dove li mettiamo?
Anche qua abbiamo la risposta:

“In tutti questi casi, però, bisogna sempre ricordarsi di dedicare un 10-20% a strumenti liquidi e facilmente smobilizzabili e di limitare a un 20% massimo l’investimento in strumenti illiquidi, cioè difficili da vendere o comunque da far circolare”.

I soldi che non teniamo nei conti correnti, e  quindi che non ci servono per la vita di tutti i giorni, vanno divisi in investimenti che possiamo ritirare quando vogliamo e investimenti bloccati per un periodo di tempo, come i conti deposito con denaro vincolato.
In questo modo il denaro che abbiamo nel conto corrente non sarà “mangiato” dai tassi negativi e il resto del denaro sarà investito, magari anche con guadagni minimi, ma non perderà di valore.
A patto di avere abbastanza soldi da parte, s’intende.

Un’altra voce interessante è quella di Vincenzo Imperatore, che spiega come l’AD di Unicredit si è trovato, costretto o meno, ad adottare questa scelta per motivi prettamente economici, e che insieme a questa operazione sui tassi negativi ci saranno dei tagli del personale Unicredit.
Un modo per tenere il bilancio in attivo anche se gli investimenti passati hanno creato un buco nei conti della banca.
Per leggere il commento di Imperatore seguite questo link.

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