Il 30 ottobre l’Istat ha diffuso due dati che raccontano un’economia in affanno: nel terzo trimestre del 2026 il Pil italiano è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, con una crescita dello 0,8% sullo stesso periodo del 2025. Nello stesso giorno l’istituto ha stimato che a ottobre l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi al consumo, è salita al 5,4% su base annua dal 4,2% di settembre, il livello più alto da agosto 2023. A pesare sono soprattutto i prezzi dell’energia, mentre gli stipendi crescono meno dei prezzi.[1][2][3][4]
In breve
- Pil fermo tra luglio e settembre: industria in calo, servizi e agricoltura in crescita.
- Crescita acquisita 2026 allo 0,8%, sotto l’1% indicato dal governo.
- Inflazione al 5,4% a ottobre, con energia a +31,4% e carrello della spesa a +2,5%.
- Retribuzioni contrattuali +2,5% annuo, meno dei prezzi per il secondo trimestre consecutivo.
Che cosa dicono i dati Istat sul Pil del terzo trimestre?
Cominciamo da una crescita che a luglio-settembre si è fermata. La stima preliminare dell’Istat mostra un Pil invariato tra luglio e settembre rispetto al trimestre precedente, mentre sull’anno la crescita è dello 0,8%, in lieve frenata dall’1,0% del secondo trimestre. Il risultato nasce da due spinte opposte: i servizi e l’agricoltura hanno aumentato il valore aggiunto, cioè la ricchezza prodotta, mentre l’industria l’ha ridotto. Il trimestre ha avuto quattro giornate lavorative in più del precedente, ma questo non è bastato a sostenere la produzione.[1][2][3]
Sul fronte della domanda il quadro è altrettanto diviso. Dal lato della domanda, la componente nazionale, al lordo delle scorte, ha contribuito in positivo, mentre la domanda estera netta ha dato un apporto negativo. Il Sole 24 Ore ricorda che il dato è sotto le attese degli analisti, che prevedevano una crescita tra lo 0,1% e lo 0,2%, e che segna un netto rallentamento: nel primo trimestre la variazione era stata di +0,3%, nel secondo di +0,2%. Secondo Il Post, l’eurozona è cresciuta dello 0,4% sul trimestre precedente.[1][3][5]
Il governo può ancora centrare l’obiettivo di crescita del 2026?
Il dato pesa anche sulle stime di fine anno. La crescita acquisita per il 2026, cioè quella che si otterrebbe con una variazione nulla nel quarto trimestre, resta allo 0,8%. Il governo, nel documento approvato a inizio ottobre, aveva previsto una crescita dell’1%, come riporta Repubblica, e una stima analoga è condivisa dalla maggioranza delle istituzioni nazionali e internazionali, secondo il Sole 24 Ore.[1][6][3]
Ne discende un conto semplice sul quarto trimestre. A conti fatti, tra la crescita già acquisita e l’1% indicato dal governo ci sono 0,2 punti percentuali di distanza. Il Sole 24 Ore e Il Post collegano l’obiettivo all’andamento degli ultimi tre mesi dell’anno.[3][5]
Quanto e perché sono saliti i prezzi a ottobre?
Sul fronte dei prezzi, invece, la corsa è stata decisa. Secondo la stima preliminare dell’Istat, a ottobre i prezzi al consumo sono saliti dello 0,9% sul mese e del 5,4% sull’anno, contro il 4,2% di settembre. Gli analisti si aspettavano un +4,7%, come segnala il Sole 24 Ore. Il dato definitivo sarà diffuso il 17 novembre.[1][4]
A trainare l’aumento è soprattutto la bolletta. L’accelerazione risente soprattutto dei beni energetici, passati da +22,6% a +31,4% sull’anno, ancora influenzati dal quadro geopolitico internazionale. Gli energetici regolamentati sono saliti da +25,8% a +59,5%, quelli non regolamentati da +22,5% a +29,4%. Il Sole 24 Ore segnala per il mercato tutelato un’elettricità a +60,2% dal +9,7% di settembre.[1][4]
I rincari, però, non si fermano all’energia. Contribuiscono anche gli alimentari non lavorati, da +5,5% a +7,5%, e i servizi di trasporto, da +1,6% a +3,1%. Il carrello della spesa sale da +1,5% a +2,5% e l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, passa da +1,6% a +2,0%. L’inflazione acquisita per il 2026 è al 3,4%.[1][4]
Gli stipendi riescono a tenere il passo?
Per le famiglie il nodo è il confronto con le buste paga. Come riporta Repubblica, a settembre l’indice delle retribuzioni contrattuali è rimasto stabile sul mese e salito del 2,5% sull’anno: +2,3% nel settore privato e +3,2% nella pubblica amministrazione. Nei primi nove mesi dell’anno la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5%.[6]
Il divario con i prezzi si vede nelle parole dell’istituto. Per l’Istat, per il secondo trimestre consecutivo la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell’inflazione. Facendo bene i calcoli, a ottobre l’inflazione al 5,4% supera di 2,9 punti il 2,5% delle retribuzioni di settembre. Federdistribuzione, con il presidente Carlo Alberto Buttarelli, parla di costi energetici che colpiscono famiglie e imprese.[2][6]
In sintesi
Il quadro d’insieme si legge in poche cifre. L’economia italiana ha chiuso il terzo trimestre senza crescere sul trimestre precedente, con +0,8% annuo, mentre a ottobre i prezzi corrono al 5,4%, trainati da un’energia a +31,4%. La crescita acquisita del 2026 è allo 0,8%, sotto l’1% indicato dal governo, e gli stipendi, a +2,5%, restano indietro. Resta da seguire il dato del quarto trimestre e, il 17 novembre, la diffusione dell’inflazione definitiva di ottobre da parte dell’Istat.[6][3][4]
Fonti
- ANSA Economia: Istat, l'inflazione ad ottobre sale al 5,4%i. Il Pil è fermo nel terzo trimestre
- Corriere Economia: Istat, Pil fermo nel terzo trimestre (mentre la Germania cresce): la crescita annua rallenta a 0,8%. L’inflazione vola a +5,4%
- Il Sole 24 Ore: Pil Italia sotto le attese: fermo nel terzo trimestre 2026. Cala l’industria – Solo Francia e Lituania fanno peggio
- Il Sole 24 Ore: Inflazione a ottobre sale ancora: 5,4%. Record da agosto 2023 – Il 45% degli italiani risparmia
- Il Post Economia: Nel terzo trimestre dell’anno l’economia italiana è cresciuta ancora meno del previsto
- Repubblica Economia: L’economia italiana si ferma: Pil a crescita zero nel terzo trimestre. Schizza l’inflazione: +5,4%


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