Midterm Usa del 3 novembre: cosa si decide e cosa cambia

Il 3 novembre gli Usa votano per Camera e un terzo del Senato: democratici favoriti, Trump minaccia il veto e i mercati guardano a bilancio e settori.

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Midterm Usa del 3 novembre: cosa si decide e cosa cambia


Il 3 novembre gli Stati Uniti vanno al voto per le elezioni di metà mandato: si rinnova tutta la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato. I sondaggi premiano i democratici, soprattutto alla Camera, mentre al Senato la sfida è più incerta. Donald Trump, che nel fine settimana ha tenuto comizi anche in Stati vinti in passato dai repubblicani, ha avvertito che in caso di sconfitta diventerà «Mr. Veto». Sul voto pesa il rincaro dei prezzi seguito all’inizio della guerra in Iran, mentre Wall Street guarda a bilancio, tecnologia e regole.[1][2][3]

In breve

  • Si vota il 3 novembre per Camera e un terzo del Senato, con i democratici favoriti
  • Trump fa campagna in Stati un tempo sicuri e minaccia il veto
  • Il Senato si decide in Stati chiave come Maine, Ohio e Texas
  • Per i mercati contano bilancio, tetto del debito e settori come l’intelligenza artificiale

Che cosa si vota e chi è favorito?

Cominciamo da ciò che gli elettori americani decidono davvero. Le Midterm non riguardano la Casa Bianca: a metà del mandato presidenziale gli americani rinnovano l’intera Camera e un terzo del Senato. Come segnala QuiFinanza, Trump è per varie ragioni molto impopolare, ma questo non garantisce che i democratici ne approfittino. Dai sondaggi, la Camera sembra destinata a passare sotto il loro controllo, mentre il Senato resta molto più incerto.[2]

I modelli di previsione danno un’idea più precisa dei rapporti di forza. Secondo uno strumento dell’Università di Harvard, che raccoglie diversi sondaggi e dati storici, i democratici hanno il 96% di probabilità di conquistare la Camera e il 76% di probabilità di conquistare il Senato. Il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, si è detto «molto fiducioso». Facendo bene i calcoli, restano quindi 24 probabilità su 100 che il Senato rimanga ai repubblicani, secondo quel modello.[1]

Che cosa ha detto Trump negli ultimi giorni?

Di fronte a questi numeri, la strategia del presidente è stata difensiva. Nel fine settimana Trump ha tenuto comizi in Florida, Iowa e Kansas, Stati che ha vinto nelle elezioni passate, e ha sostenuto con telecomizi i candidati in Michigan, Ohio e Pennsylvania. Secondo Milano Finanza, questa scelta mostra la posizione difensiva dei repubblicani. Alla Fox News ha detto che, se perde, diventerà «Mr. Veto», lasciando intendere che bloccherà le proposte di una nuova maggioranza.[1]

A pesare sull’umore degli elettori è soprattutto il costo della vita. Sempre secondo Milano Finanza, i prezzi di carburante, generi alimentari e assistenza sanitaria sono saliti dall’inizio della guerra in Iran, e il presidente ha cercato di spostare l’attenzione sugli attacchi ai democratici, accusati di voler mandare in bancarotta le famiglie. Un altro articolo della testata nota che il gasolio negli Usa è stabilmente sopra i 6 dollari al gallone. Il 2 novembre il Wti, il petrolio di riferimento americano, è sceso a 96,8 dollari al barile (-7%) dopo le aperture diplomatiche di Washington.[1][4]

Dove si decide il Senato?

Il Senato, appunto, è la partita più combattuta. Per QuiFinanza la sfida si gioca in tre Stati: Maine, Ohio e Texas. Nel Maine la repubblicana moderata Susan Collins, 73 anni, senatrice dal 1997, è indebolita dai voti piegati alla volontà di Trump. I democratici hanno dovuto sostituire il candidato Graham Platner dopo un’accusa emersa a luglio con Troy Jackson, che negli ultimi sondaggi è in leggero vantaggio ma entro il margine di errore.[2]

Più a ovest, l’Ohio offre un confronto diverso. In Ohio si vota per sostituire JD Vance, diventato vicepresidente. Il democratico Sherrod Brown, senatore dal 2007 al 2025, due anni fa perse con 4 punti di distacco in uno Stato vinto da Trump per 11 punti su Harris. Gli oppone il repubblicano Jon Husted, meno conosciuto di lui. Facendo bene i calcoli, il distacco di Brown fu di 7 punti inferiore a quello del voto presidenziale (11 meno 4).[2]

Che cosa significa il voto per i mercati?

Passando dalla politica ai portafogli, gli analisti individuano rischi diversi. Secondo Natixis IM, citata da investire.biz, una Camera democratica non toglierebbe a Trump il veto né i poteri esecutivi, ma potrebbe pesare sui negoziati di bilancio. Con il Senato repubblicano vedono più rischio di scontri istituzionali, soprattutto nel 2027 fra bilancio e tetto del debito. L’impatto immediato sull’economia sarebbe limitato, mentre una coabitazione conflittuale potrebbe aumentare la volatilità dei rendimenti a lungo termine.[3]

Anche i singoli settori reagirebbero in modo diverso. Per TCW, una vittoria repubblicana su entrambi i fronti sarebbe favorevole all’intelligenza artificiale, con autorizzazioni più rapide per i data center, a vantaggio di aziende come Nvidia, Broadcom, Arista e Micron. Una conquista democratica del Congresso porterebbe invece più attenzione a consumi elettrici, acqua e impatto locale dei centri dati. Un’analisi pubblicata da Repubblica Economia ritiene che il mercato stia già scontando in misura crescente una vittoria piena dei democratici.[3][5]

In sintesi

Dopo il voto del 3 novembre, che rinnova l’intera Camera e un terzo del Senato, l’attenzione passerà ai rapporti di forza con la Casa Bianca. Il modello di Harvard assegna ai democratici il 96% di probabilità alla Camera e il 76% al Senato, dove contano Maine, Ohio e Texas. Trump ha già annunciato che userà il veto, mentre i costi dell’energia restano un tema caldo, con il Wti a 96,8 dollari. Per i mercati il passaggio successivo sarà il bilancio e il tetto del debito del 2027.[1][2][3][4]

Fonti

  1. Milano Finanza: Elezioni midterm Usa, ecco in quali Stati si giocano le partite decisive. Trump: se perdo sarò Mr. Veto
  2. QuiFinanza: Le corse da seguire per capire chi vincerà le Midterm negli Usa: i 3 Stati in cui Trump trema
  3. investire.biz news: Elezioni Midterm USA: quali settori possono guadagnare
  4. Milano Finanza: Il petrolio torna sotto 100 dollari: Trump apre alla via diplomatica con l'Iran prima del voto di midterm
  5. Repubblica Economia: Midterm Usa: i possibili scenari per i principali settori azionari

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