Delfin, Del Vecchio offre ai fratelli 22 miliardi con Citi

Leonardo Maria Del Vecchio propone ai soci di Delfin di rilevarne le quote, con Citi pronta a organizzare fino a 22 miliardi. Incontro entro il 7 novembre.

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Delfin, Del Vecchio offre ai fratelli 22 miliardi con Citi


Leonardo Maria Del Vecchio ha scritto agli altri sette soci di Delfin, la holding lussemburghese nata dall’eredità del fondatore di Luxottica, per proporre di rilevarne le quote. Lo ha annunciato lui stesso il 2 novembre in una lettera pubblicata dal gruppo QN, di cui è editore, definendola «la proposta più seria che io abbia mai fatto». Il piano poggia sul sostegno di Citi, che secondo Milano Finanza si è detta pronta a organizzare finanziamenti fino a 22 miliardi. Ai soci è stato proposto un incontro entro il 7 novembre.[1][2][3][4]

In breve

  • Del Vecchio jr offre di comprare le quote dei fratelli, con una lettera pubblicata da QN il 2 novembre
  • Citi sostiene il piano con una lettera non vincolante per finanziamenti fino a 22 miliardi
  • Prezzo di circa 3,7 miliardi a quota, pagamento in contanti o in parte in azioni EssilorLuxottica
  • Incontro proposto entro il 7 novembre, dopo l’offerta rivale del ceco Strnad

Che cosa ha proposto Leonardo Maria Del Vecchio?

Cominciamo dalla lettera, che ha un tono insolitamente conciliante. Dopo oltre quattro anni di divisioni sull’eredità, il quartogenito di Leonardo Del Vecchio ha scelto di rivolgersi ai familiari con una lettera aperta alle testate QN. Scrive di aver ottenuto la disponibilità di un primario istituto di credito internazionale a finanziare l’operazione e di aver prospettato sia un acquisto totale e immediato delle quote, sia forme più diluite nel tempo, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere. Per presentare il progetto nel dettaglio propone di incontrarsi entro il 7 novembre, tutti insieme o singolarmente.[1][3][4]

Nel testo non mancano le ammissioni sul passato. Del Vecchio riconosce che in questi anni ci sono stati errori, anche di tono, e che talvolta ha scelto la strada dello scontro. Spiega di essersi mosso dopo molti appelli privati e, nelle ultime ore, anche pubblici, e definisce legittimo l’interesse di soggetti esterni, aggiungendo però che il futuro di Delfin dovrebbe essere deciso da chi ne conosce la storia. Aggiunge anche: «Non chiedo a nessuno di rinunciare alle proprie idee», ma di valutare una soluzione per chi vuole uscire e per chi vuole restare.[5][3][4]

Chi finanzia l’operazione e con quali limiti?

Il nome della banca, omesso nella lettera, è emerso dalle ricostruzioni di stampa. Secondo Milano Finanza, la banca americana Citigroup, in una lettera datata 31 ottobre, si è detta «altamente fiduciosa» di poter organizzare finanziamenti fino a 22 miliardi. Si tratta però di una cosiddetta highly confident letter: rafforza la credibilità del progetto, ma non è un impegno vincolante a erogare o garantire i fondi. Servono infatti accordi separati, l’approvazione del credito, un’intesa su prezzi e condizioni e un mercato soddisfacente. Citi chiede inoltre il ruolo di bookrunner e mandated lead arranger, cioè di coordinatore del finanziamento.[2][6]

Sul fronte delle garanzie, qualcosa è cambiato rispetto ai tentativi precedenti. Un precedente tentativo di Lmdv Fin di comprare il 25% da Paola e Luca Del Vecchio per 10 miliardi non era andato a buon fine, per la mancata concessione di una lettera di patronage, cioè una garanzia. Ora, riferisce l’ANSA, Leonardo Maria non ne avrebbe bisogno potendo contare sull’appoggio di Citi. Il veicolo acquirente avrà inoltre una governance rafforzata, fissata in uno statuto vincolante: accanto a lui siederanno in consiglio due persone con esperienza manageriale, finanziaria e legale, con pareri vincolanti sulle decisioni finanziarie più rilevanti.[7][4]

Quanto vale l’offerta e come si può incassare?

Passando ai numeri, il prezzo coincide con quello dell’offerta rivale. L’offerta valuta Delfin circa 30 miliardi, cioè il valore netto degli attivi (il Nav) con uno sconto del 30%, la stessa cifra indicata dal finanziere ceco Michal Strnad. Ciascuna quota del 12,5% vale così circa 3,7 miliardi secondo Corriere e Milano Finanza, circa 3,75 per Il Sole 24 Ore. Secondo il Corriere, l’onere finanziario a carico di Del Vecchio sarebbe di 450 milioni all’anno, con un prestito a un tasso dell’1,75%. Corriere e Milano Finanza indicano rispettivamente il 75% e sei quote da rilevare, con l’obiettivo del quorum del 75% per cambiare la politica dei dividendi.[1][2][8]

Per i venditori le strade sono due, riferisce Il Sole 24 Ore: pagamento interamente in contanti oppure, per chi vuole restare legato al gruppo, il 30% in contanti e il 70% in azioni EssilorLuxottica dopo 12-14 mesi. Chi rimane socio avrebbe un patto parasociale su strategia, consiglio e dividendi, con una via d’uscita a tempi e prezzo già fissati. La proposta prevede 30 giorni per aderire e 60 giorni di esclusiva per costruire gli accordi.[2][8]

Perché arriva adesso e come ha risposto la famiglia?

Poche settimane fa è arrivata una mossa dall’estero: il 20 ottobre l’imprenditore ceco Michal Strnad, numero uno di Czechoslovak Group, ha presentato un’offerta da circa 30 miliardi per Delfin, giudicata irricevibile dagli eredi anche per lo sconto del 30%. Milano Finanza scrive che il progetto di Leonardo Maria era allo studio da tempo e che l’iniziativa di Strnad ha offerto l’occasione per accelerare. L’offerta di Lmdv prevede invece che le partecipazioni restino in Italia, tra cui il 32,4% di EssilorLuxottica e quote in Generali, Unicredit, Mps e Covivio.[1][2][9]

Da Delfin, per ora, non arrivano aperture. Secondo l’ANSA, la risposta di Delfin alla lettera è stata «no comment», mentre non hanno commentato nemmeno fonti vicine a Rocco Basilico, che ha da poco respinto una proposta per la propria quota del 12,5%. Il capitale è diviso in otto quote uguali e il patrimonio netto è di circa 40 miliardi, per un valore teorico di circa 5 miliardi a quota: a conti fatti, 30 miliardi diviso otto fa 3,75 miliardi, contro i 5 teorici.[1][7]

In sintesi

  1. Il quadro, dunque, è quello di una partita ancora tutta da giocare. Leonardo Maria Del Vecchio ha messo sul tavolo una proposta che valuta Delfin circa 30 miliardi, con quote da circa 3,7 miliardi ciascuna e un sostegno bancario fino a 22 miliardi, non vincolante, da parte di Citi. I fratelli potrebbero scegliere tra contanti e un pagamento misto con azioni EssilorLuxottica. Nessuno ha ancora risposto. Il primo appuntamento indicato è l’incontro entro il 7 novembre, mentre l’offerta prevede 30 giorni per aderire e 60 di esclusiva.[2][7][8]

Fonti

  1. Corriere Economia: Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio rilancia: offerta per rilevare tutte le quote dai fratelli per 3,7 miliardi (a testa), il ruolo di Citi
  2. Milano Finanza: Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio trova 22 miliardi di euro per rilevare le quote dei fratelli
  3. Milano Finanza: Delfin, ecco la lettera di Leonardo Maria Del Vecchio ai fratelli: così possiamo fare pace sull’eredità
  4. Il Sole 24 Ore: Delfin, Del Vecchio Jr. propone ad altri soci acquisto quote
  5. Sky TG24 Economia: Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio fa offerta per acquisto delle quote
  6. borsaefinanza.it: Delfin, il rilancio di Leonardo Maria Del Vecchio: 22 miliardi di debito per prendersi tutto
  7. ANSA Economia: Leonardo Maria Del Vecchio annuncia offerta per acquisire tutta Delfin
  8. Il Sole 24 Ore: Delfin: da Lmdv offerta da 30 mld pagabile anche in azioni EssiLux
  9. wallstreetitalia.com: Delfin, l’imprenditore Strnad mette sul piatto 30 miliardi per l’impero Del Vecchio

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