Il miliardario ceco Michal Strnad, a capo del gruppo della difesa Csg, ha offerto 30 miliardi di euro in contanti per rilevare Delfin, la holding lussemburghese degli eredi di Leonardo Del Vecchio. La lettera, datata 20 ottobre e valida trenta giorni, è stata indirizzata all’amministratore delegato Romolo Bardin. Secondo il Corriere, gli otto soci hanno espresso separatamente la propria contrarietà, mentre Leonardo Maria Del Vecchio ha dichiarato che il lavoro del padre deve restare patrimonio dell’Italia. Per un ingresso di Strnad servirebbe il consenso di tutti.[1][2][3]
In breve
- Strnad propone 30 miliardi in contanti per Delfin, con la lettera del 20 ottobre valida trenta giorni.
- L’offerta applica uno sconto del 30% sul valore netto della holding.
- Leonardo Maria Del Vecchio risponde che EssilorLuxottica deve restare italiana e chiede chiarezza sui fondi.
- Serve l’accordo di tutti gli otto soci, e i tempi del riacquisto di quote arrivano a marzo.
Che cosa ha proposto Strnad?
La mossa è arrivata a sorpresa nel mezzo del riassetto della famiglia: Strnad, patron di Csg e già presente in Italia con Fiocchi Munizioni e con una quota in Pirelli tramite Lumina Crown (14,4% del gruppo), vuole l’intero capitale di Delfin. La proposta, anticipata dal Domani, prevede un corrispettivo interamente in contanti ed è contenuta in una lettera di cinque pagine, come riferisce Milano Finanza.[1][4]
Il perché di questa scelta lo spiega lo stesso imprenditore nella missiva. Strnad scrive che Delfin «si adatta perfettamente al mio approccio e alla mia strategia di investimento», perché cerca società al vertice della loro catena del valore, capaci di generare flussi di cassa ricorrenti. Cita la quota in EssilorLuxottica, Covivio e le partecipazioni in Generali, Unicredit e, in prospettiva, Intesa Sanpaolo. Sarebbe disposto anche a comprare il 62,5%, pari a cinque quote su otto, pur di avere il controllo.[1][3][4]
Quanto vale l’offerta rispetto al patrimonio?
Il nodo, per gli eredi, è soprattutto il prezzo. La cifra nasce dal valore netto degli attivi di Delfin, cioè quanto valgono le partecipazioni al netto dei debiti, ridotto del 30%, sconto che le holding di norma chiedono, spiega soldionline citando il Domani. La holding custodisce attività per circa 40 miliardi: il 32,4% di EssilorLuxottica, circa il 10% di Generali, il 17,6% di Mps, il 2,7% di UniCredit e intorno al 28% di Covivio, secondo il Corriere.[3][5]
Da qui le ragioni del rifiuto. Secondo il Corriere, una fonte vicina ai soci ricorda che chi acquista il controllo decide su investimenti e gestione, e che gli eredi si aspetterebbero un premio, non uno sconto. A conti fatti, 40 miliardi meno il 30% fanno 28 miliardi, mentre l’offerta ne indica 30, cifra descritta come «nell’ordine dei 30 miliardi».[3]
Come ha risposto Leonardo Maria Del Vecchio?
Tra i soci, il primo a esporsi pubblicamente è stato lui. Leonardo Maria Del Vecchio, che detiene il 12,5% di Delfin, ha replicato con una nota: «Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia». Ha spiegato di essere stato informato nei giorni precedenti dell’offerta di un finanziere straniero e ha definito EssilorLuxottica «l’unico vero campione italiano nel mondo», non trattabile come un asset qualsiasi.[2][6]
La sua posizione tocca anche le partecipazioni finanziarie della holding. Secondo Del Vecchio jr., le quote in banche e assicurazioni devono restare stabili, trasparenti e al servizio dei risparmiatori italiani. Delfin, presieduta da Francesco Milleri, non commenta, riporta il Corriere.[2][3]
Perché l’operazione è in salita?
Oltre al prezzo, pesano le regole interne della holding. Un ingresso di Strnad richiederebbe di cambiare lo statuto, che riserva le quote agli eredi designati dal fondatore. Il quorum dell’88%, con l’attuale distribuzione del capitale, impone l’accordo di tutti gli otto soci, titolari ciascuno del 12,5%: anche cinque favorevoli alla vendita non basterebbero, scrive il Corriere.[1][3]
Intanto corre in parallelo l’ipotesi di un riacquisto di quote. Bardin sta valutando un buyback, cioè un riacquisto da parte di Delfin, fino al 25% del proprio capitale, finanziabile con le banche. Strnad scrive che l’operazione non è incompatibile con la sua offerta e si dice pronto a discutere come combinarle. Il 29 settembre il tribunale del Lussemburgo ha concesso altri sei mesi alla holding per esercitare la prelazione sulle quote di Leonardo Maria, Clemente e Rocco Basilico.[1][3][4]
In sintesi
In definitiva, la partita resta aperta ma con pochi margini. L’offerta da 30 miliardi di Strnad, con lo sconto del 30% sul valore netto di una holding da circa 40 miliardi, si scontra con la contrarietà espressa separatamente dagli otto eredi e con la presa di posizione di Leonardo Maria Del Vecchio. Servirebbe l’accordo di tutti, con un quorum dell’88%. La lettera ha validità di trenta giorni dal 20 ottobre, mentre sul fronte del riacquisto di quote la holding ha tempo fino a marzo.[3][4]
Fonti
- Milano Finanza: Delfin, il ceco Strnad offre 30 miliardi di euro agli eredi Del Vecchio. Lmdv: «Il patrimonio di mio padre resti italiano»
- Il Sole 24 Ore: Delfin: Lmdv, offerta Strnad? Lavoro mio padre deve restare patrimonio Italia
- Corriere Economia: Il magnate Strnad offre 30 miliardi per Delfin, cassaforte di Luxottica: chi è il 34enne ceco che ha fatto fortuna con le armi
- Corriere Economia: Delfin, l’offerta del miliardario ceco Strnad: vuole il 100% della cassaforte dei Del Vecchio
- soldionline: Offerta da 30 miliardi per Delfin: cosa c’è dietro il no comment
- soldionline: Offerta da 30 miliardi per Delfin: la risposta di Del Vecchio

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