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Il dibattito sulla previdenza in Italia rimane al centro dell’agenda economica, con la recente Legge di Bilancio che ha cercato di bilanciare la sostenibilità del sistema con la necessità di flessibilità. Se da un lato sono state confermate misure come “Opzione Donna” e alcune forme di flessibilità in uscita, dall’altro resta prioritaria la gestione del “gender pension gap”.

Il percorso per accedere all’assegno previdenziale si è fatto progressivamente più tortuoso, trasformando quello che era un obiettivo pianificabile in una sfida burocratica caratterizzata da incertezze temporali.

Nonostante la prestazione consenta teoricamente di cessare l’attività senza limiti anagrafici — basandosi esclusivamente su una carriera contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne — il percorso verso il primo assegno effettivo è disseminato di ostacoli burocratici e temporali.

Nel biennio 2026-2027, mentre il sistema previdenziale italiano si prepara a nuovi innalzamenti dei requisiti legati alla speranza di vita, i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti possono contare su una tutela strutturale che ne preserva l’uscita anticipata

La Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato Opzione Donna, ma il principio della cristallizzazione del diritto permette l’accesso a chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024. La misura richiede 35 anni di contributi e un’età di 61 anni.

Il 2026 segna una svolta per la previdenza italiana con lo stop definitivo alla maturazione dei nuovi requisiti per Opzione Donna e Quota 103. Tuttavia, chi ha maturato il diritto rispettivamente entro il 2024 e il 2025 potrà ancora presentare domanda in qualsiasi momento successivo grazie alla cristallizzazione del diritto.