L’articolo 30 della manovra cancella la tassa italiana da 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue di valore non superiore a 150 euro, che sarebbe scattata il 1° gennaio 2027 dopo quattro rinvii e non è mai stata applicata. Intanto, dal 1° novembre, è entrata in vigore la commissione di gestione europea da 2 euro, che si somma al dazio forfettario di 3 euro introdotto a luglio. Il testo dovrà ancora completare il percorso in Parlamento. La rinuncia vale 91,3 milioni di euro l’anno, secondo la relazione tecnica.[1][2][3]
In breve
- La manovra abroga il contributo italiano da 2 euro, rinviato quattro volte e mai applicato
- Dal 1° novembre l’Ue applica una commissione di 2 euro, oltre al dazio di 3 euro
- Il costo si calcola per categoria di prodotto: un esempio arriva a 12,20 euro
- La rinuncia vale 91,3 milioni l’anno e i pacchi dichiarati sono calati di oltre il 60%
Che cosa cambia con la tassa italiana sui pacchi?
Cominciamo da ciò che il governo ha deciso di togliere. La tassa nazionale era stata introdotta con la legge di bilancio dell’anno scorso e riguardava le spedizioni extra Ue di valore non superiore a 150 euro, quelle che passano soprattutto dai colossi cinesi come Shein e Temu. Con l’articolo 30 della nuova manovra viene abrogata, ai fini del coordinamento con le norme europee, come riportano ANSA e Corriere. Non si tratta quindi di un costo tolto ai consumatori, perché il prelievo non è mai stato di fatto applicato.[1][2][4]
L’avvio era previsto a gennaio 2026, poi è slittato a luglio, quindi a ottobre, a dicembre e infine al 1° gennaio 2027, come ricostruiscono Corriere e QuiFinanza. Il provvedimento, secondo InvestireOggi, deve però ancora percorrere l’iter parlamentare e potrebbe cambiare durante l’esame degli emendamenti, anche se la cancellazione dovrebbe trovare conferma.[2][5][4]
Quanto si paga oggi sui pacchi extra Ue?
Dal 1° novembre scatta la handling fee, la commissione di gestione europea da 2 euro che serve a coprire i costi doganali e si applica a tutte le spedizioni extra Ue, a prescindere dal valore. Si somma al dazio forfettario di 3 euro in vigore dal 1° luglio per i pacchi fino a 150 euro, quindi il costo aggiuntivo parte da almeno 5 euro.[2][6][5]
Il conto, però, non dipende dal numero di pacchi. Entrambe le voci si calcolano per categoria di prodotto indicata in dogana: dieci magliette uguali pagano 2 euro di commissione, mentre magliette e cappelli ne pagano 4, come spiega il Corriere. Formalmente il carico spetta a piattaforme e venditori, che possono però riversarlo sui prezzi finali, secondo Il Post.[2][6]
Un esempio concreto rende l’idea dell’effetto sulle tasche. QuiFinanza porta il caso di due magliette, una di cotone e una di lana, di categorie doganali diverse e sotto quella soglia. Tra commissione e dazio si arriva a 10 euro di extracosto, a cui si aggiungono 2,20 euro di Iva: in tutto 12,20 euro.[5]
Quanto costa allo Stato la rinuncia?
Sul fronte dei conti pubblici, invece, la relazione tecnica indica una stima precisa. La relazione tecnica stima effetti negativi su fabbisogno e indebitamento per 91,3 milioni di euro annui dal 2027. Secondo Sky TG24 non è la previsione originaria ma una stima aggiornata sui dati doganali di luglio e agosto, che già incorporano l’effetto della tassa Ue.[2][7]
La stessa relazione spiega da dove arriva quella somma. Le spedizioni annue potenzialmente soggette al contributo italiano sono circa 61,7 milioni, con un’ulteriore riduzione ipotizzata del 7,6% per l’aumento dei prezzi, come riporta Sky TG24.[7]
I dazi europei stanno già frenando gli acquisti?
Un primo riscontro arriva dai dati di Bruxelles. Secondo fonti Ue citate da ANSA, nei tre mesi seguiti al dazio di luglio la Commissione ha registrato un calo di oltre il 60% in media dei pacchi dichiarati nei sistemi doganali. Il Corriere ricorda che l’anno scorso sono entrati nell’Ue circa 5,8 miliardi di pacchi sotto quella soglia, il 26% in più dell’anno prima e il 93% dalla Cina.[1][2]
Guardiamo infine alla durata delle misure europee. La commissione da 2 euro sarà permanente e rivista ogni due anni, mentre il dazio da 3 euro resta fino al 1° luglio 2028, quando arriveranno i normali dazi per tipo di merce. Il Post fa l’esempio di una maglietta da 10 euro dalla Cina, con dazio del 12%, cioè 1,2 euro.[2][6]
In sintesi
Tirando le somme, il quadro è questo. Per chi compra fuori dall’Ue cambia poco rispetto a quanto già in vigore, perché la tassa italiana non è mai stata pagata: il conto resta quello europeo, con 3 euro di dazio e 2 di commissione, per categoria di prodotto. Lo Stato rinuncia a 91,3 milioni l’anno dal 2027, mentre i pacchi dichiarati sono scesi di oltre il 60%. Per l’abrogazione serve ancora il via libera del Parlamento alla manovra.[1][2][4]
Fonti
- ANSA Economia: Al via tassa Ue da 2 euro per l'acquisto di pacchi cinesi. Salta quella italiana
- Corriere Economia: Mini-pacchi, salta la tassa italiana da 2 euro: resta il conto europeo da 5 euro
- Milano Finanza: Piccoli pacchi, l’Italia segue l’Ue e cancella la tassa nazionale di 2 euro
- InvestireOggi Fisco: Tassa sui pacchi, la svolta dopo quattro rinvii: addio ai 2 euro sugli acquisti extra UE
- quifinanza fisco tasse: Tasse sui pacchi, per spedizioni sotto i 150 euro si arriva a pagare fino a 12,20 euro in più
- Il Post Economia: Dal 1° novembre è in vigore una commissione di 2 euro sulle merci acquistate online da paesi al di fuori dell’Unione Europea
- Sky TG24 Economia: E-commerce dalla Cina: scatta la nuova tassa sui pacchi: cosa sapere


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