Nobel a Torino: il welfare europeo è sotto pressione

Quattro premi Nobel a Torino avvertono: senza nuove idee per renderlo sostenibile, il welfare europeo rischia di perdere una conquista del Novecento.

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Nobel a Torino: il welfare europeo è sotto pressione


Si è chiusa il 25 ottobre a Torino la quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, dedicata al tema «Salvare lo stato sociale». Nel confronto finale i premi Nobel David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Alvin Roth, insieme al direttore scientifico Tito Boeri, hanno lanciato l’allarme: il welfare europeo è sotto pressione e, senza nuove idee per renderlo sostenibile, rischia di perdere una delle grandi conquiste del Novecento. Il giorno prima Card, in un incontro al grattacielo Intesa Sanpaolo, aveva chiesto di rivedere le politiche per i lavoratori poveri.[1][2][3][4]

In breve

  • Quattro Nobel per l’Economia chiudono a Torino il Festival dedicato al tema «Salvare lo stato sociale»
  • Demografia, difesa e clima mettono sotto pressione i conti del welfare, secondo Mokyr e Robinson
  • Card chiede di rivedere gli aiuti ai lavoratori poveri: in Italia la povertà tra gli operai è al 14,3%
  • Roth e Boeri indicano consenso, efficienza della pubblica amministrazione e investimento sui giovani

Che cosa hanno detto i Nobel a Torino sul welfare?

Il messaggio comune dei quattro economisti è che lo stato sociale europeo non può più essere dato per scontato. Riuniti a Torino per il bilancio del Festival, che si è svolto in quattro giornate con 130 dibattiti, hanno discusso di come tenere in piedi un sistema fatto di istruzione, sanità, pensioni e sostegno ai più poveri, in un contesto di risorse limitate e bisogni che crescono, come riportano Corriere Economia e ANSA.[2][4]

Il primo passo, secondo Card, è guardare al sistema nel suo insieme. Card, Nobel per l’Economia 2021, ha spiegato che queste componenti vanno considerate insieme e non come semplici trasferimenti di denaro. Il welfare, ha aggiunto, funziona solo se chi ne beneficia lo percepisce come un successo, e oggi questa percezione risulta minacciata. È quindi una questione di fiducia oltre che di contabilità, ed è proprio su questo equilibrio tra conti e consenso che si concentrano gli interventi degli altri ospiti.[2][3][5]

Perché per Mokyr e Robinson i conti non tornano?

Sul versante dei numeri pesano soprattutto due interventi. Joel Mokyr, Nobel 2025, ha posto la domanda di fondo: se lo stato sociale, nella sua forma attuale, sia sostenibile. Alla tensione demografica, ha osservato, si sommano ora la spesa per la difesa e gli enormi investimenti richiesti dal cambiamento climatico. Il suo avvertimento è netto: se il welfare dovesse fallire, ciò che si è visto a Parigi la settimana scorsa sarebbe un gioco da ragazzi.[2][3]

Robinson, da parte sua, sposta il discorso sulla risposta da dare ai cittadini. James A. Robinson, Nobel 2024, ha riconosciuto che il contratto sociale in Europa esiste, ma che i conti non tornano. Non basta, ha detto, ripetere che non ci si può permettere certe spese: serve un’idea, come la «frontiera chiusa» di Roosevelt, che convinca le persone che le cose devono cambiare proprio per preservare queste conquiste. Si tratta, in sostanza, di proporre un nuovo patto con i cittadini.[2][3][5]

Che cosa ha detto Card sui lavoratori poveri?

Un caso concreto era emerso già il giorno prima, nell’incontro al grattacielo Intesa Sanpaolo. Il 24 ottobre, nell’ambito del Festival, Card ha sostenuto che le politiche di sostegno ai lavoratori poveri vadano riviste. Secondo il Nobel, serve un’analisi attenta per correggere i programmi e renderli efficienti: si fa molto con i sussidi, ma non sempre bastano, perché distribuiscono le risorse in modo non corretto. Card ha anche sottolineato le differenze tra i sistemi adottati nei vari Paesi.[1]

I numeri italiani li ha portati l’introduzione del chief economist della banca. Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, ha citato le statistiche Istat di metà ottobre: tra le famiglie con un occupato, la povertà assoluta tocca l’8,5% se l’occupato è un lavoratore dipendente e il 14,3% se è un operaio o assimilato. A conti fatti, 14,3 meno 8,5 fanno 5,8 punti percentuali di scarto. De Felice ha parlato di un tema su cui riflettere con urgenza, dopo le proteste per il disagio sociale in diversi Paesi europei.[1]

Quali strade indicano Roth e Boeri?

Restano da vedere le indicazioni su politica e amministrazione. Alvin Roth, Nobel 2012, ha richiamato il legame tra politica ed economia: secondo lui i mercati, per funzionare bene, hanno bisogno di consenso sociale, e quel consenso nasce anche dalla politica. Lo riporta economymagazine nel riassumere il suo intervento.[2][5]

Sul piano pratico, la proposta più concreta è quella del direttore del Festival. Boeri ha osservato che molte innovazioni si possono realizzare senza grandi riforme, migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione. Il welfare, ha aggiunto, va pensato come un investimento di lungo periodo sui giovani, accompagnato da una maggiore fiducia nello Stato. Il Festival ha visto una significativa partecipazione di ragazzi, coinvolti con iniziative nelle scuole superiori e concorsi dedicati.[2][4][5]

In sintesi

Il quadro che esce da Torino si può riassumere in poche cifre e idee. A fine Festival, dopo 4 giornate e 130 dibattiti, i Nobel convergono su un punto: il welfare europeo regge solo se i conti e la fiducia dei cittadini restano in equilibrio, mentre demografia, difesa e clima aumentano la pressione. Sul lavoro povero il dato italiano ricordato da De Felice indica il 14,3% di povertà assoluta tra gli operai, contro l’8,5% dei dipendenti in generale. Card chiede programmi più efficienti, Boeri punta su amministrazione e giovani.[1][2]

Fonti

  1. ANSA Economia: Il Nobel Card, bisogna rivedere le politiche di sostegno ai lavoratori poveri
  2. ANSA Economia: Allarme Nobel Economia, 'welfare a rischio, serve un nuovo patto sociale'
  3. soldionline: Nobel Economia: perché il welfare europeo è sotto pressione
  4. Corriere Economia: Welfare, l’allarme dei Nobel: «Così non è sostenibile, servono nuove idee per salvarlo»
  5. economymagazine: Welfare, i Nobel da Torino: salvare lo Stato sociale significa ripensarlo

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