Lmdv Media, il veicolo editoriale del family office di Leonardo Maria Del Vecchio, ha autorizzato il 25 ottobre una verifica sui conti di Società Editoriale Il Fatto (Seif), che pubblica Il Fatto Quotidiano, in vista di un’offerta pubblica di acquisto totalitaria per lasciare Piazza Affari. Il prezzo prospettato è di 0,286 euro per azione, pari a 7.152.860 euro complessivi. La risposta dei soci fondatori, che insieme hanno la maggioranza del capitale, è arrivata la stessa sera: non intendono vendere. Il consiglio di Seif si riunirà nei prossimi giorni.[1][2][3]
In breve
- Lmdv Media offre 0,286 euro ad azione per ritirare Seif dalla Borsa, subordinatamente alla due diligence.
- L’offerta vale solo con adesioni pari ad almeno l’82,9% del capitale votante.
- I soci fondatori, maggioranza del capitale, hanno già detto di non voler cedere.
- La mossa arriva dopo articoli del Fatto su Del Vecchio e dopo altre acquisizioni editoriali.
Che cosa propone Lmdv Media?
Il progetto è ancora a uno stadio preliminare: il consiglio di Lmdv Media ha infatti autorizzato soltanto una due diligence, cioè un controllo dei conti, e l’offerta partirebbe solo se l’esito sarà positivo. L’obiettivo dichiarato è il delisting, l’uscita di Seif dalla Borsa. Il prezzo di 0,286 euro per azione porta a un controvalore di 7.152.860 euro per il 100% delle azioni, come riportano Repubblica e Milano Finanza.[1][2]
Il prezzo va letto rispetto ai valori di mercato. Secondo Milano Finanza, il premio è di circa il 30% sulla chiusura del 23 ottobre e del 16,85% sulla media dei prezzi ufficiali dei sei mesi precedenti. Repubblica indica che l’ultimo prezzo fatto segnare dal titolo era 0,22 euro. Le azioni in mano al mercato sono circa il 40%, mentre il resto fa capo a giornalisti e manager.[1][2]
A quali condizioni scatterebbe l’offerta?
Il passaggio decisivo sta nello statuto della società. L’efficacia dell’offerta sarebbe legata al raggiungimento di una partecipazione di almeno l’82,9% del capitale votante in assemblea ordinaria. Serve a rendere inoperante il limite dello statuto di Seif, che impedisce a un singolo socio di possedere più del 17% del capitale, come spiegano Milano Finanza e Corriere Economia.[1][3]
C’è poi il capitolo delle risorse necessarie all’azienda. La due diligence guarderà anche alla situazione economico-finanziaria, tenendo conto dei richiami sulla continuità aziendale contenuti nelle relazioni del revisore Kpmg. Lmdv Media vuole stimare il fabbisogno di cassa dei prossimi 24 mesi: da prime valutazioni basate su documenti pubblici, Seif avrebbe bisogno di nuovi mezzi per non più di 4 milioni di euro. Il Corriere aggiunge che, se il piano andasse avanti, Marco Travaglio resterebbe alla direzione e la linea del giornale non cambierebbe.[1][4]
Perché i soci fondatori dicono no?
Sul fronte opposto, la risposta è stata immediata. Una comunicazione firmata da Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d’Aprile, titolari della maggioranza del capitale, dice che non intendono cedere né aderire a un’eventuale offerta. Secondo Repubblica, l’Opa rischia così di non partire nemmeno, visto che la soglia dell’82,9% appare fuori portata senza il loro consenso.[1][2][3]
Intanto in redazione la lettura è netta. Il Corriere racconta che Monteverdi, amministratrice delegata, ha risposto «No grazie» e che tra i giornalisti si è parlato di un tentativo di tappare la bocca al giornale. Travaglio non ha replicato, salvo una battuta sul rischio di fare danni con Borsa e avvocati di mezzo.[4]
Che cosa c’è dietro la mossa?
Resta il quadro in cui la mossa si inserisce. Del Vecchio ha già il 30% de Il Giornale e l’80% di Editoriale Nazionale, che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN, e a dicembre 2025 aveva tentato senza successo di acquisire Gedi, come ricordano Corriere ed economymagazine. Con Seif, il polo editoriale si allargherebbe ulteriormente.[5][3]
Il tempismo, poi, ha attirato l’attenzione dei giornali. Repubblica e Milano Finanza ricordano che l’annuncio segue articoli del Fatto sulle intercettazioni dell’inchiesta Equalize e su un’inchiesta del New York Times, secondo cui Del Vecchio avrebbe pagato nel 2024 il consulente Jed Wallace per screditare l’ex compagna Jessica Serfaty. Al Fatto, scrive il Corriere, ritengono l’Opa un contrattacco; Del Vecchio ha definito quelle ricostruzioni «tutte bugie».[1][4][2]
In sintesi
Il passo successivo spetta al consiglio di Seif, che dovrà esprimersi su una proposta ancora ipotetica: l’offerta è subordinata alla due diligence e all’adesione di almeno l’82,9% del capitale votante. Il corrispettivo indicato è di 0,286 euro ad azione, per un totale di 7,15 milioni di euro. Pesa il rifiuto dei soci fondatori, che da soli detengono la maggioranza del capitale e potrebbero quindi frenare l’operazione. Il cda si riunirà nei prossimi giorni; Lmdv Media deciderà invece se proseguire solo a controlli sui conti ultimati.[1][2][3]
Fonti
- Milano Finanza: Leonardo Maria Del Vecchio prepara l’opa sul Fatto: offerta da 7,15 milioni per il delisting con un premio del 30%
- Repubblica Economia: Leonardo Maria Del Vecchio studia un’Opa totalitaria sul Fatto quotidiano
- Corriere Economia: Lmdv Media avvia la due diligence per l’Opa totalitaria su «Il Fatto Quotidiano»
- Corriere Economia: Leonardo Maria Del Vecchio e l’offerta sul Fatto Quotidiano: gli azionisti rispondono «No, grazie». Il ruolo di Travaglio, Lucarelli e lo scoop del Nyt
- economymagazine: Del Vecchio punta anche su Il Fatto Quotidiano: Opa da 7,15 milioni per lasciare Piazza Affari, ma i soci fondatori alzano il muro

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