Chi ad agosto 2026 ha trovato la pensione più bassa del solito e chi riceverà una raccomandata entro Natale non hanno lo stesso problema. L’Inps ha aperto due procedure diverse a poche settimane di distanza, e il calendario le ha fatte sembrare una cosa sola. La prima, spiegata nel messaggio n. 2514 del 2026, è già in corso sull’assegno di agosto. La seconda, il messaggio n. 2608 dell’11 agosto 2026, si farà sentire solo fra la fine dell’anno e il 2027.
Cambia chi è coinvolto, cambiano gli anni dei soldi da restituire, cambia il numero di rate. Se ti è arrivata una lettera in questi giorni, non è detto che parli del prelievo già visto sul cedolino: sono due storie separate.
Cosa è successo sulla pensione di agosto
La prima procedura è quella già visibile sui cedolini estivi. Domenico De Fazio, direttore centrale Pensioni dell’Istituto, ne ha misurato la portata a UnoMattina su Rai 1: «Le trattenute interessano circa 50 mila pensionati, pari allo 0,3% del totale dei pensionati Inps». Detto in modo più intuitivo: su mille assegni, tre sono stati toccati.
All’origine non c’è un errore di calcolo dell’Inps, ma una comunicazione mancata. Riguarda chi, oltre alla pensione, riceve anche prestazioni che spettano solo sotto una certa soglia di reddito: la maggiorazione sociale, l’integrazione al minimo, la somma aggiuntiva. L’Istituto le paga subito e verifica dopo. Chi non ha comunicato i propri redditi entro il 19 settembre 2025 si è visto togliere le prestazioni che l’Inps non poteva più controllare, e i soldi già incassati sono diventati un debito da restituire.
Le somme sotto recupero risalgono al 2021 e al ricalcolo fatto nel 2022, e sono di due tipi. La quattordicesima, cioè la mensilità in più che spetta solo ai pensionati con redditi bassi, viene ripresa in 24 rate mensili, con una coda che può arrivare fino a luglio 2028. L’importo aggiuntivo di 154,94 euro viene ripreso in 12 rate. Non c’è nessun bonifico da fare: il prelievo avviene direttamente sull’assegno.
L’altra verifica, quella che deve ancora arrivare
Il secondo fronte è più recente come decisione e più lontano come effetti. L’Inps ha messo a confronto i redditi usati per riconoscere alcune prestazioni nel 2024 con quelli poi realmente dichiarati al fisco, prendendoli dal modello 730, dalla Certificazione Unica e dal modello Redditi Persone Fisiche dell’anno d’imposta 2023.
La platea è più ristretta: solo i pensionati della Gestione pubblica, cioè gli ex dipendenti dello Stato e degli enti pubblici, e solo due voci. La somma aggiuntiva e le pensioni ai superstiti, quelle che vanno per esempio al coniuge rimasto e che si riducono se chi le riceve ha altri redditi.
Il calendario è scaglionato. Il recupero sulla quattordicesima parte da dicembre 2026, quello sulle pensioni ai superstiti da gennaio 2027. La comunicazione al pensionato deve partire entro il 31 dicembre 2026: via PEC dove l’Inps ha l’indirizzo, altrimenti con raccomandata.
Perché una procedura dura molto più dell’altra
La differenza pratica sta tutta nel tempo. La prima procedura lavora con rate poche e fisse, 12 o 24 a seconda della voce. La seconda arriva fino a 60 rate mensili, cioè cinque anni di prelievo.
Più rate non è però una brutta notizia: è l’altra faccia di importi potenzialmente più grossi, spalmati su un periodo più lungo proprio per far pesare meno ogni singolo mese.
Sulla verifica del 2024 c’è anche un tetto a quanto l’Inps può prendere: un quinto della pensione complessiva, cioè il 20%, calcolato al netto delle tasse Irpef già trattenute. In ogni caso deve restare salvo il trattamento minimo, la soglia sotto la quale l’assegno non può scendere. Se la pensione non basta a coprire tutto il debito, l’Istituto prevede due strade: chiedere il residuo con un avviso di pagamento pagoPA, oppure prelevarlo da una seconda pensione, se il pensionato ne percepisce un’altra. Nella Gestione pubblica il passaggio da un assegno all’altro è descritto come automatico.
E se l’Inps ha sbagliato i conti?
Qui le due procedure si comportano in modo diverso. Per la verifica dei redditi 2024 il messaggio 2608 indica un termine preciso: se ti arriva quella comunicazione, hai trenta giorni per rivolgerti all’ufficio Inps di zona con i documenti che correggono eventuali differenze fra i redditi considerati dall’Istituto e quelli davvero percepiti. Finito il controllo, la sede deve far sapere com’è andata e quanto resta da restituire.
Per le revoche già in corso, invece, le fonti dicono solo che la raccomandata contiene i motivi del provvedimento e il modo in cui le somme verranno recuperate. Nessun termine analogo viene indicato.
Resta un dato che nessuno dei due messaggi mette nero su bianco: quanti dei 50mila pensionati già colpiti ad agosto si ritroveranno anche nella tornata di dicembre. I due gruppi possono in parte coincidere. Lo si capirà dalle comunicazioni in partenza entro il 31 dicembre 2026.


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