Sto seguendo cosa accadrà con i dazi di Trump e il lavoro in Italia, ho raccolto le fonti più interessanti e le ho studiate, anche grazie all’ IA, per capire meglio cosa sta accadendo e cosa accadrà a chi lavora nelle aziende che subiranno i dazi USA.
Ecco uno studio sull’impatto dei dazi USA sull’Italia e sull’Europa, basato sulle informazioni che ho recuperato.
Spero lo troviate utile, soprattutto perché alcune cose i TG non le dicono.
Iniziamo a vedere quali sono i prodotti che gli USA comprano dall’Italia dal dopo Covid a oggi.
Indice
- Cosa esporta l’Italia negli USA
- Macchinari e apparecchi industriali
- Prodotti farmaceutici
- Mezzi di trasporto (esclusi quelli ferroviari o tramviari)
- Abbigliamento, articoli in pelle, mobili e prodotti di lusso
- Prodotti alimentari e bevande
- Gioielleria e bigiotteria
- Apparecchi elettrici ed elettronici
- Materie plastiche, prodotti chimici, ceramica, pietra e cemento
- Quali sono le categorie d’imprese che subiranno l’impatto iniziale
- Quanti lavoratori italiani rischieranno il loro posto di lavoro
- Che prodotti subiranno un calo negli USA
- Cercare altri mercati
- Fonti
Cosa esporta l’Italia negli USA
L’Italia esporta negli Stati Uniti una vasta gamma di prodotti, che nel 2024 hanno superato i 78 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti rappresentano il terzo partner commerciale dell’Italia nel complesso, dopo Germania e Francia, e la seconda destinazione per le esportazioni italiane con una quota del 10.5% (Gennaio-Ottobre 2023). Per l’agroalimentare toscano, gli Stati Uniti sono la seconda destinazione in generale, ma la prima per vino e olio.
Le categorie di prodotti italiani più esportate negli Stati Uniti includono:
Macchinari e apparecchi industriali
Questa è la categoria principale dell’export italiano negli USA, con un valore di circa 12,4 miliardi di euro nel 2023 e 14,21 miliardi di dollari nel 2024. Includono macchine per sollevamento, confezionamento, lavorazione dei metalli, macchine agricole e motori.
Prodotti farmaceutici
rappresentano circa 8 miliardi di euro nel 2023 e 11,58 miliardi di dollari nel 2024. Questo settore è il 39,9% del totale delle esportazioni toscane verso gli Stati Uniti.
Mezzi di trasporto (esclusi quelli ferroviari o tramviari)
Circa 11,9 miliardi di euro nel 2023 e 5,50 miliardi di dollari nel 2024. Questo include autoveicoli, navi, aeromobili e relativi componenti. Sono esclusi i prodotti Stellantis, perché hanno già fabbriche negli USA.
Abbigliamento, articoli in pelle, mobili e prodotti di lusso
Raggiungono insieme 8,8 miliardi di euro nel 2023. Specificamente:
- Abbigliamento e accessori moda: l’Italia è al primo posto tra i paesi dell’UE per esportazioni negli USA, con 5,1 miliardi di euro (2,4 miliardi per abbigliamento e 2,7 miliardi per pelli lavorate).
- Calzature e articoli simili: 1,98 miliardi di dollari nel 2024. L’Italia è il primo esportatore europeo con 1,4 miliardi di euro di esportazioni.
- Mobili, insegne luminose, edifici prefabbricati: 2,09 miliardi di dollari nel 2024. L’Italia è il primo esportatore europeo con 1,6 miliardi di euro.
- Articoli in pelle, budella animali, articoli da viaggio: 1,71 miliardi di dollari nel 2024.
- Oli essenziali, profumi, cosmetici, articoli da toilette: 2,00 miliardi di dollari nel 2024.
Prodotti alimentari e bevande
6,6 miliardi di euro nel 2023 e 4,0 miliardi di euro per i prodotti alimentari (a cui si aggiungono 1,8 miliardi di euro per il vino). L’Italia è il primo paese dell’UE per esportazioni negli USA in questo settore.
- Vino: è la prima voce singola per le bevande, con circa 2 miliardi di euro nel 2023 e 1,9 miliardi di euro di vendite nel 2024. Gli Stati Uniti sono il primo consumatore di vino italiano, rappresentando 1,9 miliardi di euro di fatturato su oltre 8 miliardi di esportazioni totali. Il 35% della produzione di Chianti Classico è imbottigliata per gli Stati Uniti.
- Olio d’oliva: una voce significativa.
- Pasta: un’altra voce importante.
- Formaggi: inclusi il Parmigiano Reggiano (seimila tonnellate esportate nei primi cinque mesi del 2024) e il formaggio di Solignano DOP.
- Salumi: come la finocchiona toscana, che aveva appena ottenuto l’autorizzazione per l’esportazione negli USA.
- Caffè: con aziende come Illy Caffè che considerano di trasferire la produzione negli Stati Uniti.
Gioielleria e bigiotteria
L’Italia è al primo posto tra i paesi dell’UE con 1,6 miliardi di euro di vendite nel mercato americano.
Apparecchi elettrici ed elettronici
4,10 miliardi di dollari nel 2024.
Materie plastiche, prodotti chimici, ceramica, pietra e cemento
L’Italia è tra le prime nazioni al mondo per la produzione e distrubuzione di prodotti chimici e prodotti per l’edilizia. Anche questi sono settori rilevanti.
Nel periodo gennaio-aprile 2025, le esportazioni italiane negli USA sono aumentate a 26.104,7 milioni di dollari, in parte perché gli importatori americani hanno anticipato gli acquisti per evitare l’aumento dei dazi dal 2 aprile 2025.
Quali sono le categorie d’imprese che subiranno l’impatto iniziale
Le categorie di imprese che subiranno l’impatto iniziale dei dazi statunitensi sono diverse e diffuse in tutta Italia:
- Piccole e medie imprese (PMI): queste aziende saranno le più colpite perché spesso vendono prodotti specializzati come alimentari, articoli di lusso e strumenti personalizzati, e dipendono fortemente da uno o due acquirenti esteri.
- Settore agroalimentare:
- Produttori di vino, in particolare vini d’eccellenza, Prosecco, Brunello di Montalcino, Sangiovese di Romagna e Chianti Classico.
- Produttori di formaggi come Parmigiano.
- Produttori di salumi, in particolare quelli come la finocchiona che avevano appena ottenuto l’autorizzazione all’export.
- Produttori di olio d’oliva e pasta.
- Le aziende di prodotti artigianali, in particolare in Romagna, saranno più svantaggiate a causa dei costi di produzione già elevati.
- Settore della moda e pelletteria: include abbigliamento, calzature e articoli in pelle. La minaccia dei dazi, variabili tra il 10% e il 20% sul valore della merce, mette a rischio tutte le aziende, dalle piccole ai grandi brand.
- Industria farmaceutica: le esportazioni farmaceutiche rappresentano una quota significativa, e questo settore subirà ripercussioni.
- Produttori di automobili e componenti automotive: sebbene le auto di lusso come la Ferrari potrebbero non risentire molto di un aumento del 25% a causa del loro marchio unico, la produzione italiana di auto e i rivestimenti interni di auto saranno colpiti.
- Produttori di macchinari e parti di macchine: questo settore, pur essendo una delle categorie di esportazione più importanti e meno discusse, è a rischio. Si parla di grandi macchinari per l’industria, per il trasporto e infrastrutture civili come la Fagioli Spa.
- Aziende che producono beni di lusso: i dazi colpiranno i beni di lusso importati, con l’obiettivo di generare entrate per il governo americano.
Le regioni che si prevede subiranno maggiormente le ripercussioni sono le zone industriali del Nord Italia come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, dove le perdite di posti di lavoro potrebbero propagarsi lungo le catene di approvvigionamento.
Anche la Toscana sarà colpita nei settori del vino, dell’olio e della moda.
Quanti lavoratori italiani rischieranno il loro posto di lavoro
Diverse stime prevedono un rischio significativo per l’occupazione in Italia a causa dei dazi statunitensi:
Secondo Confindustria, l’associazione principale dell’industria italiana, l’Italia potrebbe perdere circa 118.000 posti di lavoro se i nuovi dazi statunitensi fossero approvati.
La Coldiretti avverte di un “rischio per migliaia di dipendenti” nel settore agroalimentare, con la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani, che afferma che “sono in gioco migliaia di dipendenti e di posti di lavoro” per l’agroalimentare toscano.
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) ha previsto che i dazi statunitensi ridurrebbero l’occupazione in Italia di “circa 68.000 posti di lavoro“.
Il calo di fatturato previsto a causa dei dazi costringerà i produttori italiani a tagliare il personale.
L’elevato tasso di disoccupazione in Italia rende la perdita tra i 68.000 e i 118.000 posti di lavoro una minaccia significativa, potendo innescare una recessione e minare il consumo interno e gli sforzi di ripresa.
Anche si parla di circa dell’1% circa del totale dei lavoratori italiani questo produrrà conseguenze a cascata. Significa che l’1% dei lavoratori che perdono oggi il lavoro potrebbe salire al 2% e così via nel futuro.
Questo perché questo 1% di lavoratori acquista e utilizza servizi, e se non potrà più acquistare prodotti e servizi ci saranno lavoratori di quei mercati che perderanno il lavoro.
Che prodotti subiranno un calo negli USA
I prodotti italiani che subiranno un calo significativo nelle vendite negli Stati Uniti ovviamente rispecchiano quanto indicato in precedenza.
Vino: si prevede un calo delle vendite fino al 16%. Un dazio del 200% sul vino, minacciato da Trump, porterebbe alla chiusura totale del mercato per molti vini d’eccellenza e potrebbe ridurre le esportazioni fino all’80%.
Prosecco, Brunello di Montalcino, Parmigiano, finocchiona toscana: questi prodotti perderanno quote di mercato a favore di alternative locali prodotte negli Stati Uniti, che costeranno molto meno non essendo soggette a dazi.
Abbigliamento, pasta, formaggi, salumi e bevande: tutte queste merci saranno sottoposte a nuove tasse di importazione che possono arrivare fino al 30% del loro valore.
Prodotti artigianali: subiranno un impatto maggiore perché hanno già costi di produzione elevati.
Prodotti della moda e calzature: i consumatori americani potrebbero pagare tra 14 e 24 miliardi di dollari in più per l’abbigliamento e tra 6,4 e 10,7 miliardi di dollari in più per le calzature. Questo potrebbe portare a una riduzione della domanda per i prodotti italiani, in quanto i dazi del 10-20% potrebbero annullare la loro competitività di prezzo.
In generale, l’aumento dei prezzi al consumo dovuto ai dazi metterà fuori gioco la ricca classe media americana, che potrebbe optare per alternative più economiche.
Queste condizioni sono anche ideali per la promozione del “finto made in Italy”, dal vino al “Parmisan”, che potrebbero sostituire i prodotti originali grazie ai dazi.
Cercare altri mercati
Se non sarà più conveniente vendere negli Stati Uniti d’America, in quali altre nazioni potranno essere venduti i prodotti italiani che non saranno venduti negli USA?
Per compensare il calo delle vendite negli USA si stanno studiando nuovi mercati, per una redistribuzione dei beni che gli Statunitensi non potranno più permettersi verso altre nazioni.
- Mercato europeo: il presidente di Confindustria Romagna, Roberto Bozzi, suggerisce di aumentare il mercato europeo, chiedendo all’Europa di consumare di più, alzare gli stipendi ed essere meno competitivi al suo interno. Sottolinea la necessità di un cambio epocale nel pensiero europeo.
- Mercati alternativi globali: più in generale, l’Unione Europea dovrà attrezzarsi per vendere altrove se gli Stati Uniti continueranno con il loro comportamento “schizofrenico” in termini di dazi. Questo implica la necessità di approfondire le partnership globali.
- Medio Oriente: Donald Trump ha recentemente fatto un tour in Medio Oriente, tentando di attrarre a sé tutti quei mercati. Questo suggerisce che anche per l’Europa potrebbe essere una direzione per cercare nuovi mercati.
Tuttavia, le fonti esprimono dubbi sulla capacità dell’Europa di trovare e sfruttare efficacemente questi mercati alternativi, data la leadership attuale.
Inoltre, per evitare i dazi, alcune aziende italiane come Illy Caffè stanno meditando di trasferire la produzione destinata al mercato americano direttamente negli Stati Uniti. Donald Trump stesso ha dichiarato che non ci saranno tariffe doganali se le aziende dell’Unione Europea decideranno di costruire o produrre prodotti negli Stati Uniti. Tuttavia, produrre negli Stati Uniti è considerato irrealistico e molto più costoso rispetto ad altri paesi, sia per le aziende americane che per quelle europee, a causa dell’elevato costo della manodopera.
È importante notare che l’Italia è già in una situazione economica fragile, con una crescita prevista per il 2025 di solo lo 0.7-1% (ben al di sotto della media europea) e un debito pubblico vicino al 140% del PIL, il che limita lo spazio finanziario del governo per sostenere le esportazioni di fronte a perdite improvvise.
Fonti
Ecco alcune delle fonti più interessanti, alcune sono in Inglese.
https://www.exportusa.us/statistiche-esportazioni-Italia-stati-uniti-2020.php


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