Liquidazioni short su Bitcoin: la giornata da record

Il 19 agosto 2026 sui derivati legati a Bitcoin sono saltate posizioni per 1,70 miliardi: il 96,9% erano scommesse al ribasso. Come funziona uno short squeeze.

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Liquidazioni short su Bitcoin: la giornata da record


Chi il 19 agosto 2026 scommetteva su un Bitcoin più debole ha pagato il conto nel giro di poche ore. Sui contratti derivati legati alla principale criptovaluta sono andate in fumo, quel giorno, posizioni per 1,70 miliardi di dollari. Quasi tutte appartenevano a chi puntava sulla discesa: 1,65 miliardi, contro i 52,8 milioni lasciati sul campo da chi scommetteva sul rialzo. I dati sono di CoinGlass, ripresi da criptovaluta.it.

Se non hai posizioni aperte a leva, la cosa non ti tocca nel portafoglio. Serve pero’ a capire un punto che i titoli di quei giorni davano per scontato: una parte della salita del prezzo non è arrivata da chi comprava perché ci credeva, ma da chi era obbligato a comprare per fermare le perdite. È il motore nascosto della corsa di Bitcoin di metà agosto, e vale la pena guardarlo da vicino.

Che cosa vuol dire che un miliardo e mezzo è stato “liquidato”

Sui derivati si lavora a leva. In pratica metti una somma limitata come garanzia, il margine, e muovi una posizione molto più grande di quella somma. Finchè il prezzo va dove speravi, il guadagno si moltiplica. Quando va dall’altra parte, il margine si consuma in fretta: superata una certa soglia la piattaforma chiude d’ufficio il contratto, senza chiedere niente a nessuno. Quella chiusura d’ufficio è la liquidazione.

Chi era short aveva venduto Bitcoin senza possederlo, con l’idea di ricomprarlo più in basso e intascare la differenza. Con il prezzo che sale, chiudere significa comprare. Ed ecco la reazione a catena: ogni acquisto forzato spinge la quotazione ancora un po’ più su, la spinta fa saltare il margine del ribassista successivo, che a sua volta deve comprare. Gli operatori la chiamano short squeeze, la stretta su chi era posizionato al contrario. Non è una manovra di qualcuno: è aritmetica delle piattaforme.

Le scommesse sbagliate erano quasi tutte dalla stessa parte

Il dato che rende quella giornata anomala non è la cifra, ma lo sbilanciamento. Il 96,9% del valore liquidato era in scommesse al ribasso, il restante 3,1% al rialzo. Detto in un altro modo: i ribassisti hanno lasciato sul campo più di trenta volte quello che hanno perso i rialzisti nelle stesse ventiquattro ore.

Nella serie storica di CoinGlass, che parte dal 2021, nessun’altra seduta ha visto bruciare tanti short su Bitcoin: è il primato assoluto della statistica. La stessa fonte propone un paragone che aiuta a capire la simmetria del mercato: nell’autunno 2025, durante il crollo improvviso dei prezzi, a saltare erano stati i rialzisti. Le posizioni al ribasso, spiega criptovaluta.it, si erano accumulate durante la lunga fase piatta delle settimane precedenti, quando scommettere sul calo sembrava la mossa più ovvia e costava meno in termini di garanzie richieste.

Dove erano le posizioni saltate: Hyperliquid davanti a Binance

La classifica per piattaforma è la parte meno prevedibile. Sugli short di Bitcoin comanda Hyperliquid, che da sola copre il 38,08% del valore complessivo con 645,90 milioni di dollari; al secondo posto si ferma Binance, a quota 464,26 milioni. Il divario è di oltre 181 milioni a favore di una borsa decentralizzata, cioè di una piattaforma che non tiene i fondi dei clienti come farebbe un intermediario tradizionale, ma li fa transitare su regole scritte nel software.

La ragione tecnica sta nelle condizioni offerte: leva più alta e margini richiesti più sottili. Il rovescio della medaglia è che la soglia oltre la quale scatta la chiusura forzata resta molto vicina al prezzo di ingresso. Basta un’accelerazione per farla scattare, e la catena di ricoperture di cui si è parlato sopra parte prima e corre più veloce che altrove. Sono dinamiche già viste in altre giornate di liquidazioni sul mercato cripto, ma qui hanno riguardato in modo netto un solo lato del libro degli ordini.

L’ora in cui è partito tutto: fra le 17 e le 18

Le liquidazioni hanno un orario di punta preciso, ed è la fascia fra le 17 e le 18 del 19 agosto. Poco prima il Dipartimento del Tesoro americano aveva comunicato il rafforzamento dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, la mossa che ha aperto l’intera settimana di rialzi e di cui trovi la ricostruzione nel pezzo dedicato al ruolo di Scott Bessent nel rally cripto.

Qui pero’ emerge un contrasto che nessuna delle cronache di quei giorni mette in fila. Sul mercato obbligazionario l’annuncio ha avuto vita brevissima: ventiquattro ore dopo i rendimenti dei titoli a dieci anni erano tornati esattamente al punto di partenza, perché gli operatori hanno giudicato l’intervento troppo piccolo per contare. Sulle criptovalute, invece, l’onda non si è fermata: Bitcoin ha superato prima i 71.000 e poi i 72.000 dollari, per andare oltre i 75.000 nella giornata di giovedì 20 agosto. Stesso annuncio, due reazioni di durata opposta: sui titoli di Stato è svanita nell’arco di una giornata, sulle criptovalute è proseguita per giorni.

Vale la pena aggiungere che l’annuncio del Tesoro non è l’unica spiegazione circolata. Nelle stesse ore criptovaluta.it segnalava il tempismo del report con cui BlackRock aveva suggerito un’allocazione in Bitcoin all’inizio di quella settimana e la resa di Michael Saylor, il più ostinato degli acquirenti, costretto a vendere poco prima. Sono letture, non fatti accertati.

Quanto è grande, davvero, una giornata così

Allargando lo sguardo a tutte le criptovalute, il conto della seduta arriva quasi ai 3 miliardi di dollari ed entra nella top ten delle giornate peggiori di sempre per chi opera a leva: la settima, per la precisione. Bitcoin da solo vale 1,70 miliardi di quel totale ed Ethereum altri 1,15: mettendo insieme i due, per l’intero resto del mercato restano poche centinaia di milioni.

Tre numeri danno la misura dell’intensità. Il valore liquidato in ventiquattro ore è stato 6,12 volte la media dei sette giorni precedenti, e ha superato del 20% il punto più alto dell’ultimo mese. La chiusura forzata più pesante della giornata è costata 48,8 milioni di dollari a un unico conto: da sola, circa il 3% dell’intero valore short cancellato su Bitcoin. E nell’ultima ora rilevata dalla piattaforma risultavano ancora 247 milioni di short cancellati, segno che la ricopertura non si era esaurita con la fine della seduta.

Un avvertimento sulla qualità dei dati: le rilevazioni arrivano dagli exchange in modo disomogeneo e a volte incompleto, quindi le cifre vanno lette come un ordine di grandezza. E soprattutto raccontano chi ha perso ieri, non dove andrà il prezzo domani: sono la fotografia di un posizionamento sbagliato, non un indicatore di direzione. Chi segue il mercato con questi strumenti guarda semmai ai dati sui contratti future, che nelle fasi di frenata di Bitcoin ed Ethereum hanno raccontato una storia opposta a quella di agosto.


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